Incassi rubati, tre licenziamenti a Riva: si va verso il patteggiamento
I tre dipendenti di Apm avrebbero sottratto 73 mila euro. Va verso la chiusura l’inchiesta che ha coinvolto la società che gestisce il sistema della sosta in città. A luglio perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei tre indagati
RIVA. Patteggiamento e licenziamento. Il primo già concordato e in fase di definizione; il secondo di fatto operativo dalla vigilia di Natale. È destinata a chiudersi così la vicenda dei tre dipendenti "infedeli" di Apm (Alto Garda Parcheggi e Mobilità, la società in house del Comune che gestisce il sistema della sosta e la piscina comunale Enrico Meroni) sotto inchiesta dal luglio scorso da parte della Procura della Repubblica di Rovereto, coadiuvata nell'attività d'indagine dalla Guardia di Finanza, per aver sottratto parte degli incassi delle macchinette posizionate in diversi parcheggi di competenza della stessa società.
Secondo l'accusa in un lasso di tempo che va da gennaio 2021 sino a giugno dell'anno scorso, i tre avrebbero sottratto poco più di 73 mila euro, soldi che poi impiegavano soprattutto per tentare la fortuna su vari siti di giochi online. Come ha dimostrato la difesa dei tre indagati, gli stessi, di età compresa tra i 50 e i 32 anni e tutti residenti a Riva del Garda, avevano e hanno un evidente problema di ludopatia e hanno già intrapreso un percorso di recupero per uscire da questo tunnel tremendo.I reati contestati a loro carico sono «appropriazione indebita aggravata» e «riciclaggio», reati per i quali pubblica accusa e difesa hanno concordato la via del patteggiamento che verrà ratificato nell'udienza davanti al gip Mariateresa Dieni, in tribunale a Rovereto, il prossimo 19 febbraio.
Nel procedimento come parti offese figurano la stessa società Apm-Alto Garda Parcheggi e Mobilità srl, e i Comuni di Riva del Garda (che detiene il 100 per cento del pacchetto azionario), Bondone e Tenno visto che Apm gestisce la raccolta degli incassi dei parcometri anche per queste due amministrazioni comunali. Dall'inizio dell'inchiesta, che ha preso le mosse nei mesi scorsi da una segnalazione-esposto presentata dall'ex amministratore unico di Apm Marco Torboli, i tre dipendenti hanno mantenuto un atteggiamento collaborativo con gli inquirenti e con l'autorità giudiziaria e questo, ovviamente, ha facilitato l'accoglimento dell'istanza del loro legale di fiducia (l'avvocato Nicola Canestrini di Rovereto) con la quale si richiedeva appunto di arrivare a un patteggiamento della pena. E a fronte di questa piega presa dall'inchiesta, con di fatto un'ammissione di responsabilità da parte dei tre indagati, la nuova governance della società in house guidata dal presidente Fabiano Chizzola, proprio alla vigilia di Natale ha formalizzato proprio il loro licenziamento: di conseguenza, e di fatto, i tre non sono più dipendenti di Apm.La vicenda è divenuta di dominio pubblico all'inizio di luglio dell'anno scorso in seguito al blitz della Guardia di Finanza negli uffici di Apm (a Villino Campi) e nelle stesse abitazioni dei tre ormai ex dipendenti della società comunale. I soldi degli incassi prelevati illegalmente provengono in prevalenza dai parcometri delle strutture «Terme Romane», ex Agraria, ex stazione e del parcheggio al Brione.