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L’inchiesta Romeo e Cristina Santi: quattrocento giorni di accuse e veleni

I legali dell’ex sindaca di Riva: «Chiederemo l’archiviazione». È accusata di corruzione per l’ex Cattoi e per i soldi alla Cestistica Rivana

di Paolo Liserre

RIVA DEL GARDA. Il telefono squilla e lei non ha problemi a rispondere, consapevole di quello che in queste ore tutti intendono chiederle. Ma la cortesia non inganni: Cristina Santi non ha intenzione, per adesso, di proferir parola sulle mosse della Procura nell'inchiesta che ha travolto lei e la sua amministrazione il 3 dicembre di un anno fa.

Non l'ha fatto in occasione del primo anniversario; è stata zitta anche di fronte alla richiesta d'archiviazione presentata dalla stessa Procura rispetto al reato più grave contestato anche a lei e che aveva portato all'arresto e alla misura cautelare dei «domiciliari» (l'associazione per delinquere con aggravamento del metodo mafioso); lo è anche oggi con la notifica del 415 bis col quale di fatto rimangono in piedi due capi d'imputazione per il reato di «corruzione»: il contratto di sponsorizzazione da 10 mila euro per la Cestistica Rivana siglato con Signoretti, e la concessione dietro canone di 30 mila euro annui entrati nelle casse della società «Eletta srl» dello stesso Signoretti dell'area ex Cattoi che l'amministrazione Santi ha potuto utilizzare per anni come parcheggio pubblico.

Due atti - afferma l'accusa - finalizzati a far sì che l'ex sindaca Santi favorisse l'approvazione delle delibere che consentono a Signoretti&C. di costruire sull'area ex Cattoi. Il tutto, ovviamente, in attesa che il gip si esprima sulla richiesta di archiviazione dell'associazione a delinquere il prossimo 5 febbraio. Passaggio fondamentale in un percorso giudiziario comunque anomalo. Santi e i suoi legali (l'avvocato Nicola Zilio di Trento e la collega Ilaria Torboli di Riva del Garda) hanno il 27 gennaio come ultimo giorno utile per depositare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati.

«Non abbiamo ancora deciso il da farsi - si limita a dire l'avvocato Ilaria Torboli - Del resto l'avviso di chiusura indagini ci è stato notificato soltanto ieri. Credo comunque - aggiunge la legale - che ne esca un quadro, tra l'altro indiziario, molto ridimensionato. Chiederemo l'archiviazione della posizione della nostra assistita». Da quel 3 dicembre 2024 sono trascorsi 400 giorni. Quattrocento giorni scanditi dall'ombra dell'inchiesta Romeo che ha fatto deflagrare il centrodestra proprio alla vigilia della nuova tornata elettorale. Politicamente l'ex sindaca della Lega è stata mollata dalla sua stessa maggioranza poche settimane dopo l'esplosione del caso giudiziario: a dicembre Fratelli d'Italia annuncia l'uscita dalla coalizione di governo e chiede un'inversione di rotta radicale in vista del voto; tra la fine dello stesso mese e la prima decade di gennaio 2025 una costola consistente della sua maggioranza chiede a Santi un passo indietro «altrimenti potrebbe saltare sul bilancio». Il 15 gennaio si arriva a un compromesso e Santi annuncia: «Non mi ricandido a guidare la coalizione se si vota il 4 maggio». Il bilancio passa ma siamo solo all'inizio della guerra fratricida nell'ormai ex coalizione di governo. Santi viene mollata anche da Grazioli e Mamone, suoi compagni di partito, puntualmente defenestrati dalla Lega. Il tempo del taglio dei nastri e degli annunci è finito e lontano.

E allora si salvi chi può.

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