Hanna e Oleksii morirono nel Garda, Mariotti chiede che ci sia un indagine: “Non ci si fermi”
Madre e figlio, dopo aver lasciato l'Ucraina in guerra, vivevano in Vallarsa con l'uomo: la tragedia si è consumata in un giorno di metà luglio del 2024. L'avvocato Fava ha presentato opposizione: “A Punta Lido non c'era alcun divieto di balneazione». E chiama in causa la Provincia e il Comune di Riva del Garda
DRAMMA Trovate le salme del ragazzo di 19 anni e della mamma
ROVERETO. Non chiede «giustizia», ma che la giustizia si occupi della morte della sua compagna Hanna e di Oleksii, il figlio di lei che, scappati dal Lugansk in guerra, a Vallarsa avevano trovato la serenità per poi morire nel lago di Garda a Punta Lido, in una caldissima giornata di metà luglio dello scorso anno.
A bussare alla porta del palazzo di giustizia è Mario Mariotti che, attraverso il suo avvocato, il bolzanino Federico Fava, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione che è stata formulata dalla procura di Rovereto. Procura per la quale il fatto non costituisce reato, ma una corposa memoria difensiva e l'allegata relazione tecnica affidata a Maurizio Righetti, docente di costruzioni idrauliche della libera Università di Bolzano, sostengono il contrario.
Chiamando in causa per la morte di madre e figlio la Provincia di Trento e anche il Comune di Riva del Garda, la prima in quanto custode dell'area che fa parte del demanio idrico provinciale, il secondo in via sussidiaria per la funzione di controllo che grava sui Comuni rivieraschi.
Tutti i documenti sono stati depositati nel corso dell'udienza davanti al Gip Pasquali. Un'udienza lunga nella quale l'avvocato Fava ha argomentato la sua posizione anche con la proiezione di un video che ha simulato quello che accaduto il 16 luglio del 2024. Hanna Shrabratska e il figlio Oleksii avevano deciso di trascorrere la giornata al lago, per trovare un po' di refrigerio.
«Avevo accompagnato Hanna e Oleksii a Rovereto a prendere la corriera per Riva e verso le 18 sono tornato per attendere il loro ritorno dal lago. Ma non sono mai arrivati» aveva ricostruito Mariotti. Alle 11.17 Hanna invia via Whatsapp l'ultima immagine a Mario, una foto che la ritrae all'inizio di viale San Francesco, sotto una bouganville lussureggiante.
Pochi minuti dopo mamma e figlio sono in spiaggia, sistemano i loro asciugamani e le loro cose ed entrano in acqua. Il primo è il figlio: prima si lascia cullare dalla corrente del torrente Albola e poi nuota verso la spiaggia; a seguire la mamma. Il dramma si consuma in quegli istanti e nessuno si accorge di nulla. La sera l'uomo sporge denuncia di scomparsa ai carabinieri della Compagnia di Rovereto e la mattina dopo, molto presto, è a Riva dove trova le borse e i vestiti dei suoi cari. Poco prima di mezzogiorno entrano in azione i sommozzatori dei vigili del fuoco e, verso le 16, l'immersione decisiva: a pochi metri di distanza dalla riva e a una profondità di 18 metri, viene individuato il corpo del ragazzo; poco dopo una seconda squadra trova anche quello della mamma.
La denuncia di scomparsa aveva portato all'apertura del fascicolo di cui è stata poi chiesta l'archiviazione finita all'attenzione del Gip. Ma per l'avvocato Fava sono diversi i punti che dovrebbero essere analizzati. Anche alla luce delle decisioni che sono state prese successivamente. «In quella zona non era presente un divieto di balneazione - spiega l'avvocato
Fava - né da parte della Provincia, né da parte del Comune. E, ed è pacifico, la balneazione è sempre libera a meno che non sia specificatamente vietata. Non rileva in questo senso se lì era attivo o meno il servizio di Spiagge sicure». Divieto, evidenzia il legale, che è comparso dopo la morte di madre e figlio e dopo quella, avvenuta a meno di un mese di distanza, di un ragazzo bresciano.
«Un divieto posto dal Comune di Riva in estate cui è seguita una determinazione della Provincia nel febbraio di quest'anno con la quale l'area dove è previsto il divieto di balneazione si estende fino a dopo Punta Lido. L'indicazione precedente faceva terminare l'area interdetta prima della foce del Varone. E quindi la zona dove Hanna e Oleksii avevano fatto il bagno, fino alla fine dello scorso febbraio, era fuori da quella vietata». La richiesta? Ulteriori indagini.