L’inchiesta

Morta per Escherichia coli: disposti nuovi accertamenti

Zoe Guaiti vittima di un batterio presente in una confezione di pollo: si era spenta a 39 anni al Santa Chiara con il bimbo che portava in grembo. La famiglia ha chiesto un’integrazione dell’indagine

IL DRAMMA Mamma muore al quinto mese di gravidanza, aveva 39 anni
L’AZIENDA SANITARIA Shock settico iperacuto, evoluzione in poche ore

di Marica Viganò

TRENTO. Va avanti l'inchiesta sulla morte di Zoe Anne Guaiti e del bimbo che portava in grembo da cinque mesi. La richiesta di un'integrazione dell'indagine, presentata dall'avvocata Luna Panteca che rappresenta il fratello ed i genitori, è stata accolta dalla pm della procura di Trento Nadia La Femina. L'autopsia depositata nei giorni scorsi ha escluso responsabilità da parte dei sanitari dell'ospedale Santa Chiara, dove la donna era stata accolta in condizioni gravissime, ma l'archiviazione del procedimento non è dietro l'angolo perché manca ancora una risposta sull'origine del ceppo virulento del batterio che ha portato alla fulminea morte della donna.

Un batterio che era presente in una confezione di pollo. Zoe Guaiti, 39 anni, era stata soccorsa la sera del 3 maggio scorso nella sua abitazione ai Gazzi, sopra Bolognano, dove abitava con il marito e i due figli. Lamentava forti dolori e aveva la febbre. La situazione era critica, al punto che il personale dell'ambulanza aveva chiesto l'intervento dell'elicottero. L'immediato trasferimento all'ospedale Santa Chiara non era servito a strapparla alla morte, avvenuta alle prime luci di lunedì 5 maggio.

L'Azienda sanitaria provinciale aveva espresso profondo cordoglio per quanto accaduto riconducendo il decesso a «uno shock settico iperacuto, con un'evoluzione rapidissima e non responsivo al trattamento medico e rianimatorio multidisciplinare ad alta intensità, prontamente messo in atto dai nostri sanitari». Da parte dell'Apss erano subito partiti accertamenti interni di natura medica, mentre la procura di Trento aveva aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio colposo a carico di ignoti, disponendo l'autopsia giudiziaria. I risultati dell'esame sul corpo della donna hanno accertato che a portare via Zoe dall'affetto della famiglia è stata un'infezione fulminante dovuta al batterio Escherichia coli, un ceppo particolarmente virulento che ha resistito anche alla terapia antibiotica disposta dai medici.

«Non sono emerse responsabilità dei sanitari dell'ospedale di Trento, le cure sono state tempestive» conferma l'avvocata Panteca, che ha chiesto ulteriori indagini. Il batterio era presente non in prodotti a latte crudo, come ipotizzato inizialmente, bensì in un pollo infetto: Zoe Guaiti potrebbe aver mangiato quel tipo di carne, ma basta anche un contatto con le mani per la trasmissione dell'infezione. Era stata l'Azienda sanitaria, all'indomani del decesso, a raggiungere l'abitazione della famiglia a Bolognano, alla ricerca di alimenti che potevano risultare contaminati dalla carica batterica. Zoe Anne Guaiti era molto nota a Riva del Garda e nel Basso Sarca perché stimata commessa prima alla libreria Giunti di viale Roma a Riva del Garda e poi alla Mondadori al centro commerciale Blu Garden, Abitava a Bolognano con il marito Mattia e i loro due bambini. All'indomani della scomparsa della donna, il fratello James Guaiti e i genitori avevano presentato un esposto-denuncia alla procura, «non per cercare un colpevole ma per capire la causa della morte» come precisa l'avvocata Panteca.

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