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La lettera di due speleologi

salvati ad Arco: «Soccorritori,

grazie vi dobbiamo la vita»

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Ecco la lettera di ringraziamento ai soccorritori da parte di due dei cinque speleologi salvati dalla grotta di Arco lunedì scorso.

Quando ti ritrovi chiuso al buio dentro una grotta, senza la possibilità di uscire, l’unica cosa che senti è il respiro dei tuoi compagni. Un respiro calmo, regolare, mantenuto tranquillo solo per apparenza, perché chi è con te non possa percepire la paura, per non aggiungere le tue preoccupazioni a quelle degli altri.

Non hai sonno, non hai freddo, non senti male, non hai né fame né sete, L’unico pensiero va a chi hai lasciato fuori, a quanto si staranno preoccupando per te. E poi pensi “uscirò?” Qualcuno avrà chiamato i soccorsi? C’è qualcuno dall’altra parte che sta provando ad aiutarmi? O sono solo con i miei compagni?

Non senti rumori, provi a far notare la tua presenza battendo sulle pareti ed urlando, ma non sai se c’è qualcun’altro dall’altra parte che ti sta sentendo. Odi dei rumori: cosa sarà? Immaginazione? Rumori naturali? O qualcuno che ti sta facendo segnale che è dall’altra parte per te? Guardi l’acqua sporca che ti impedisce il passaggio. Sta scendendo o è solo la mia immaginazione? Scende! Si è fermata. Forse solo il naturale riassorbimento del terreno? Le ore passano...Quando arrivano? Quando arrivano? Arriveranno? Uscirò?

Poi, all’improvviso, ecco che l’acqua scende, le prime luci, le prime voci. Sono arrivati, sono libero. Esci dal buco nel quale ti eri infilato e vedi i primi visi, le prime facce. Stanche, sporche, ma felici di averti recuperato.

Ti guardi attorno e cominci a realizzare. Decine e decine di persone, con migliaia di euro di attrezzature, lì solo per te, che ti sei andato a chiudere in una grotta. Facce sorridenti, incuranti di aver passato una notte intera, 12 ore, a scavare per tirarti fuori da dove ti eri ficcato. Persone che la sera prima hanno mollato tutto e sono corse da te, per salvarti, tralasciando impegni, famiglie e, in un caso, anche le meritate ferie, per venire da te. E più prosegui, più vedi persone, più capisci quanta gente si è mobilitata, solo per te e per gli altri quattro compagni con cui eri.

Vorresti abbracciarli uno per uno, fargli capire quanto sei felice di vederli, ma l’unica cosa che ti esce è un “grazie” continuo, con la voce pure un po’sommessa dalla vergogna di aver creato tutto questo casino. Nel volto di nessuno di loro, però, notti sguardi riprovevoli, ma solo sorrisi di gioia, di vederti che stai bene. Felici di aver compiuto ancora una volta un’impresa che ha salvato delle vite.

Sono stati fantastici tutti: la protezione civile, i vigili del fuoco, le compagnie di recupero speleologico di mezzo Triveneto, il soccorso alpino, i carabinieri e chiunque altro ci abbia aiutato. Hanno lavorato per noi, quando, forse, noi, per il casino creato, nemmeno ce lo meritavamo.

Perché è gente in gamba, professionisti seri, esperti ed organizzati. Persone speciali! Grazie ragazzi. Grazie Grazie Grazie. Di cuore, vi dobbiamo la vita!

Alessandro Scrinzi
Alberto Folchini

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