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Arco, ecologisti contro il Comune:

"Villa San Pietro, annullare

il permesso di costruire"

Il ricorso di Wwf e Italia nostra alla Provincia

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Un progetto disarmonico e dall’iter autorizzativo sbagliato, per gli ambientalisti, quello approvato dal Comune: 14 mila metri cubi, 10 negozi, 37 alloggi, 2 piani di parcheggi. Gli ecologisti: «C’è da rimanere stupiti come la commissione edilizia comunale e la Tutela del paesaggio della Comunità abbiano potuto licenziare tale progetto»

Sarà quindi ricorso contro il progetto di completa ristrutturazione di villa San Pietro recentemente approvato dal Comune di Arco. 

WWF Trentino e Italia Nostra hanno inviato alla giunta Provinciale una richiesta di stoppare il progetto per via di tutta una serie di criticità, chiedendo l’annullamento del permesso di costruire rilasciato; «Un altro esempio di mala urbanistica» dicono.
Travagliato, complesso e soprattutto contestato da una consistente fetta di cittadini che si riconosce nelle associazioni che amano l’ambiente e il paesaggio, l’iter del progetto che dovrebbe portare al rifacimento globale dell’antico edificio che si affaccia sugli splendidi giardini centrali, è stato bollato come incongruo dal punto di vista architettonico rispetto all’armonia urbana e sbagliato per quando riguarda le procedure di approvazione dello stesso da parte del Comune di Arco.
Anzitutto gli ambientalisti esaminano l’iter autorizzativo: «Prendendo visione del nuovo progetto di recupero di Villa San Pietro, autorizzato dal Comune lo scorso 11 giugno - scrivono Wwf e Italia nostra - non si può che rimanere sconcertati. Sotto il profilo urbanistico il complesso edilizio è sottoposto alla disciplina dei centri storici e in particolare alle prescrizioni di uno specifico piano attuativo approvato nel 2009 e modificato nel 2015. Quel piano è scaduto il 30 giugno scorso in base alle disposizioni della legge urbanistica provinciale non essendo state completate le opere di urbanizzazione primaria da esso previste. Data l’impossibilità di realizzare nei rimanenti pochi giorni di giugno i lavori di urbanizzazione prescritti prima della scadenza del piano, sarebbe stato dovere della dirigente dell’Area tecnica non rilasciare il permesso di costruire».
E poi si passa alla sostanza: «Oltre a questo vizio procedimentale - dicono Wwf e Italia nostra - nel merito il progetto presenta caratteri architettonici e uso di materiali del tutto avulsi dal contesto urbano in cui si colloca e in evidente contrasto con le norme del Piano regolatore di disciplina dei centri storici».
Va ricordato che per la ricostruzione di villa San Pietro è prevista una spesa di circa 14 milioni e che il progetto della nuova Villa San Pietro (società controllata da Invar srl, 51% ImmobilDrena srl, 49% di Investimenti immobiliari atesini srl) propone 14 mila metri cubi su 3 edifici, una decina di negozi, 37 appartamenti e due livelli di parcheggi
«Il progetto infatti presenta altezze di 17,10 metri, ben superiori agli edifici circostanti, tetti piani invece che a falda con coperture in laterizio in cotto come prescritto, le facciate su via San Pietro e su via Galas prevedono loggiati chiusi da pannelli verticali di lamiera e da parapetti di vetro stratificato in evidente contrasto con criteri tipologici degli edifici storici, i balconi della facciata sud e in parte su quella ovest sono dotati di parapetti di vetro, i sistemi oscuranti sono costituiti da veneziane inserite nel doppio vetro dei serramenti malgrado la norma espliciti: “Gli elementi oscuranti esterni da sostituire, dovranno essere, per materiale e tipologia, coerenti con le preesistenze dell’edificio oggetto di intervento e del contesto circostante”.  L’arretramento dei nuovi edifici su via Galas, aggravato dalla perdita di parallelismo con la strada e con casa Zamboni, è in contrasto con i criteri di base della disciplina urbanistica che prevede anche in caso di demolizione e ricostruzione l’allineamento degli edifici rispetto al fronte strada. La perdita di coerenza dell’insieme è inoltre aggravata dall’ affossamento dei nuovi edifici rispetto alla quota strada».
E concludono Wwf e Italia nostra: «C’è da rimanere stupiti come la commissione edilizia comunale e la commissione di tutela del paesaggio della Comunità di valle abbiano potuto licenziare un tale progetto. Ma visti certi ben poco edificanti esempi di progetti autorizzati, non ci stupiamo più di nulla».

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