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Ciclovia del Garda,

gli ambientalisti chiedono garanzie

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La ciclovia del Garda? Una bella idea. Ma va gestita tenendo conto delle criticità ambientali, geologiche e paesaggistiche. Questa l’opinione di dieci associazioni ambientaliste, che lo scorso 20 ottobre si sono riunite a Toscolano Moderno, per discutere dell’opera, che potrebbe trasformare il profilo del Garda. Un incontro nel quale è stato firmato un manifesto, con cui Wwf di Trento, Verona e Brescia, Italia Nostra di Trento e Verona, Lega Ambiente di Verona, Amici della Terra Alto Garda e Ledro, Gruppo cultuale Nago Torbole, Comitato Tre sponde, Associazione Riccardo Pinter, Comitato Salvaguardia Olivaia, Comitato Sviluppo sostenibile e Coordinamento G.A.R.D.A. si sono costituite in Coordinamento per la mobilità sostenibile nel lago di Garda. Un coordinamento che chiede un’unica cabina di regia, e non una delega ad ogni singolo comune. E parte dal caso Limone: «Sono stati utilizzati fondi dei Comuni confinanti, messi a disposizione dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano, per realizzare due chilometri di pista ciclopedonale che però sta presentando problemi (sono caduti massi) e per l’impatto ambientale a nostro avviso eccessivo». 
Servono quindi garanzie. Perché «il Coordinamento non mette in discussione se realizzare l’opera bensì come realizzarla». La richiesta è di realizzare il progetto definitivo dell’opera ed esecutivo dei lotti funzionali che saranno individuati  dal Ministero delle  infrastrutture e dei trasporti, con lo scopo di perseguire precisi obiettivi. In primis la sicurezza: «Prevedendo opere di difesa attive e passive proporzionate ai rischi idrogeologici documentati dalle mappe, in particolare per la caduta massi». A seguire la tutela del paesaggio, «realizzando un’accurata progettazione con la consulenza di esperti naturalisti e paesaggisti, che sappiano trovare soluzioni intelligenti per ridurre al minimo gli impatti». E infine la funzionalità: «Progettare le opere ed integrarle nella pianificazione territoriale sovra comunale della Mobilità Sostenibile, con requisiti tecnici uniformi e tali da consentire l’uso agevole delle infrastrutture a turisti e residenti, in particolare a persone diversamente abili, garantendo una adeguata fruibilità sia ai ciclisti che ai pedoni». 
Infine, il nodo sensibile: la valutazione tecnica. Il Coordinamento propone all’Ente capofila di introdurre, sin da subito, nel protocollo «l’impegno di sottoporre in forma volontaria il progetto alla procedura di Via, Vas e Vinca» e annuncia iniziative per modificare le norme, «per rendere obbligatoria la procedura di Via, Vas e Vinca». Infine, «il Coordinamento organizzerà iniziative pubbliche con lo scopo di sensibilizzare le Comunità interessate del Veneto, della Lombardia e della Provincia Autonoma di Trento ai temi connessi alla progettazione e alla realizzazione della pista ciclopedonale del Garda».

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