Il caso

Palù del Fersina, sequestrata la baita del sindaco. Ristrutturata con volumi eccessivi

Sigilli alla struttura in Val dei Mocheni di proprietà della famiglia di Franco Moar, indagato con la madre e il direttore lavori. L’indagine della Procura per abuso edilizio, reato paesaggistico e invasione di terreno comunale: contestati più di 87 metri cubi in più

PALU' DEL FERSINA. Baita ai Larici di proprietà della famiglia di Franco Moar, sindaco di Palù del Fersina, è stata posta sotto sequestro. Sulla porta d'ingresso l'autorità giudiziaria ha già affisso il cartello che segnala con chiarezza, la presenza dei sigilli apposti.

Abuso edilizio, reato paesaggistico e invasione di terreno comunale sono le accuse che vedono coinvolto il primo cittadino - attualmente in carica - insieme alla madre Rita Lenzi e il direttore dei lavori, Andrea Bombasaro per la ristrutturazione dell'edificio, sito in località Laner, a circa 1.730 metri di quota. Tutti e tre si trovano indagati nel procedimento penale della Procura di Trento, nel fascicolo aperto dal pubblico ministero Davide Ognibene.

Il sequestro preventivo, eseguito nel corso della scorsa settimana dalla polizia giudiziaria della Procura e dai carabinieri della stazione di Sant'Orsola della compagnia di Borgo Valsugana, è stato convalidato lunedì con l'ordinanza del gip, Gianmarco Giua.

Le indagini condotte hanno portato ad accertare una «totale difformità» dell'intervento edilizio, essendo la zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Ciò che viene contestato dall'accusa, e contenuto anche nell'ordinanza del tribunale, è che la baita sia stata demolita per poi essere ricostruita in un edificio del tutto nuovo, con materiali e tecnologie ben diversi da quelli precedenti.

Non solo. Nel mirino ci sono anche i volumi della struttura, che sono stati ampliati - secondo l'indagine - oltre i limiti previsti a livello urbanistico, andando in contrasto dunque sia con la variante al Prg che quella adottata dal Comune.Se il volume dell'edificio in origine registrava 151,67 metri cubi e quello realizzabile era di 195,60, gli spazi poi realizzati sono stati pari a 282,93 mc. Quindi, secondo le stime accertate, 87,33 metri cubi di incremento abusivo del volume lordo, ossia pari al 44,64%. Va detto che l'amministrazione aveva autorizzato dimensioni pari a 275,37 mc, sulla base però di «progetti falsificati».

Ad essere realizzati anche nuove finestre e un portico esterno, interventi, di fatto, non autorizzati. Così come i lavori di ampliamento effettuati in altezza. Ci sarebbe, inoltre, un'invasione di una parte di terreno di proprietà comunale, e cioè di una superficie pari a 150 metri quadri, proprio per la realizzazione di una strada d'accesso e di un piazzale di fronte alla baita.

Per evitare ulteriori interventi che possano aggravare il danno già provocato, e quindi per prevenire il rischio di altre modifiche alla struttura in quota, la Procura ha deciso di procedere con il sequestro, poi convalidato. Essendo l'indagine ancora alle prime battute, le contestazioni dovranno essere ancora del tutto dimostrate.

Toccherà ora ai tre indagati prendere parola e difendere le proprie posizioni. Nel frattempo, la difesa del sindaco Franco Moar, rappresentata dagli avvocati Luca Pontalti e Alessandro Meregalli, si riserva ogni valutazione dopo aver esaminato gli elementi raccolti in questa fase per poter ricorrere al tribunale del Riesame.

Dal canto suo, il primo cittadino non appena ricevuto l'avviso di garanzia nel corso della scorsa estate, aveva respinto le accuse mosse a suo carico, chiarendo di aver «eseguito le lavorazioni secondo il permesso di costruire, senza commettere alcun reato».

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