Tre anni per la tentata estorsione: da mesi perseguitava il presidente di un'associazione
L'uomo voleva a tutti i costi riavere il denaro che il tribunale gli aveva imposto di versare a un'associazione di volontariato a titolo riparativo, dopo una condanna per spaccio
VALSUGANA. É stato condannato a tre anni di reclusione per tentata estorsione Saverio Manuardi, calabrese di 50 anni residente in Valsugana. I fatti risalgono al dicembre 2024. Per l'episodio l'uomo era finito in carcere e poi, difeso dagli avvocati Claudio Tasin e Filippo Fedrizzi, aveva optato per il giudizio immediato.
Secondo l'accusa l'uomo voleva a tutti i costi riavere il denaro che il tribunale gli aveva imposto di versare a un'associazione di volontariato a titolo riparativo, dopo una condanna per spaccio. Settemila euro, che Saverio Manuardi, quarantottenne residente in Valsugana, aveva provato a farsi indebitamente restituire dapprima facendo da sé, poi rivolgendosi ad alcuni amici poco raccomandabili, infine coinvolgendo addirittura Innocenzio Macheda, ritenuto dagli inquirenti a capo dell'organizzazione criminale legata alla 'ndrangheta attorno alla quale ruota l'inchiesta "Perfido" e poi uscito dal processo per incapacità processuale dell'imputato per problemi di salute.
Manuardi - secondo la difesa - aveva individuato prima un'altra associazione e poi si era rivolto all'associazione il Sole di Pergine versando 7 mila euro in quanto - a suo dire - il presidente della stessa si era l'impegnato a ricambiare la cortesia restituendone una parte nel corso del successivo anno in relazione alle esigenze di famiglia del donante. Particolare, questo, contestato dall'accusa.
In ogni caso, dopo il versamento del denaro, Manuardi aveva iniziato a chiedere al presidente la restituzione dei soldi, in maniera sempre più insistente. All'inizio le richieste erano saltuarie ma dal mese di marzo sono diventate sempre più insistenti sia con messaggi sul telefono della vittima, uno dei responsabili dell'associazione, ma anche attraverso visite di persona e in alcuni casi anche in maniera plateale con cartelli appesi al collo.
Con il passare dei mesi la situazione era diventata insostenibile: le richieste sono diventate ancora più pressanti e si sono verificati verificarsi inquietanti episodi che avevano generato nella vittima un forte senso di agitazione e paura.
Pressato e impaurito il presidente dell'associazione si era rivolto ai carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana che erano intervenuti cogliendo Manuardi in flagranza, mentre stava mettendo le mani addosso alla vittima durante l'ennesima visita fatta presso la sede dell'associazione e pronunciava l'ennesima frasi di minaccia: «Stai togliendo il pane a una famiglia, per te la settimana prossima è finita». Dopo la condanna l'uomo è ai domiciliari in Calabria.