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Camping chiusi, un’estate
di numeri bassi a Pergine

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Potrebbe essere la prima estate senza turisti sul lago di Caldonazzo? L’incertezza globale causata dalla pandemia, con i confini ancora chiusi anche fra gli Stati europei, stanno mettendo a dura prova il turismo sul lago, sorretto principalmente da olandesi, austriaci e tedeschi: e finché quei Paesi non daranno ai loro connazionali il «via libera», saranno ben pochi quelli che si avventureranno in Italia.

Per l’Olanda, almeno fino ad inizio luglio, il nostro Paese è una meta ancora a rischio: gli spostamenti, da quella data, salvo ulteriori peggioramenti del contagio, saranno consentiti ma è ovvio che i numeri non saranno uguali alle stagioni passate.

Sul territorio comunale di Pergine, i due camping sono ancora chiusi: a San Cristoforo (oltre 150 piazzole) e a Valcanover (115 piazzole) finora a regnare sono solo i rumori della natura, il rumore del silenzio.
Come già dichiarato da Massimo Oss ( l’Adige di ieri), gestore con la sua società del camping San Cristoforo, la scelta quest’anno è quella di non aprire: troppe le variabili in gioco, troppe le cancellazioni delle prenotazioni giunte nei mesi della pandemia.

In occasione del «ponte» del 2 giugno tante persone (locali) non hanno mancato di affollare le spiagge libere, prendere il sole e fare il bagno: una boccata d’aria fresca, anche per tutti i ristoratori del lungolago, ma che non supplisce all’assenza dei turisti.

E per ora rimane chiuso, in attesa di sviluppi, anche il camping Punta Indiani a Valcanover: abbiamo provato a chiamare, ma non ci ha risposto nessuno. E sul sito c’è questo avviso: «Ci preparavamo ad accogliervi con la solita professionalità ed ospitalità, ma a causa della situazione internazionale dovuta al coronavirus, la data di apertura prevista per il 1° maggio è posticipata. Il Camping Punta Indiani riaprirà solo quando le autorità dichiareranno finita l’emergenza e saremo in grado di garantire i più alti standard sanitari per voi e i nostri collaboratori. Noi speriamo nel ritorno alla normalità per l’estate, pertanto vi consigliamo di mantenere la prenotazione. Vi offriamo la possibilità di spostare o modificare la prenotazione con la massima flessibilità e senza penalità. Inoltre potrete cancellare la vostra prenotazione fino a 7 giorni prima dell’arrivo. In caso di cancellazione vi proponiamo un voucher dello stesso valore dell’importo pagato e con validità di due anni dall’emissione».

Al turismo perginese potrebbero dunque mancare del tutto quest’estate gli esercizi più significativi, tenendo conto che proprio i camping sui laghi assicurano il grosso delle presenze turistiche: ma oltre ai due campeggi, l’hotel ristorante Castel Pergine non riaprirà prima di fine agosto almeno, il Faro è in via di rifacimento e a San Cristoforo gli hotel Sedran e Lido sono chiusi ormai da anni.

«Sarà dura - commenta il sindaco Roberto Oss Emer - finché i confini sono saranno di nuovo aperti. È ovvio che si cerchi di limitare le perdite e spesso l’unica via percorribile è quella di tenere chiuso, ma potremmo anche puntare sui locali, sui trentini, che secondo me potrebbero muoversi». Un duro colpo, poi, anche per tutte quelle attività che soprattutto durante l’estate «vivevano» con la spinta del turismo, come pizzerie e ristoranti: «Sarà sicuramente una mancanza anche per i ristoratori del lungolago -conclude Oss Emer- ma penso che con la giusta dose di creatività per attrarre le persone, puntando sui residenti locali, si possa comunque lavorare. Per esempio l’altra sera sono andato a Valcanover a mangiare una pizza ed era tutto pieno».

«La nostra zona - commenta Stefano Ravelli, amministratore delegato dell’Apt Valsugana - è senz’altro una delle più danneggiate. Puntiamo sul mercato italiano, ma è evidente che il danno c’è, e sarà comunque difficile recuperare le perdite in questo modo. In termini di numeri, secondo le stime, parliamo della metà dell’anno scorso. Sarà una stagione molto complicata».

L’offerta, tuttavia, è stata pensata quest’anno per riscoprire il territorio da parte dei locali: sabato c’è stato il primo incontro per gli «ambasciatori», residenti a Caldonazzo e Calceranica: «Puntiamo sul distanziamento naturale -conclude Ravelli- programmando attività a numero chiuso da svolgersi nel nostro territorio, che dovremmo imparare a riscoprire, ad esserne più orgogliosi».

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