Casse acustiche dagli alberi caduti con la tempesta Vaia Al Muse il cubo numero 1.000

di Giorgia Cardini

Il pezzo contrassegnato dal numero 1.000, inciso appositamente nel legno dall’artigiano produttore Giorgio Leonardelli, è stato consegnato al direttore del Muse, Michele Lanzinger, da Federico Stefani. Così, il cofondatore della start up “Vaia” ha celebrato il raggiungimento di questo primo traguardo, da quando è stato messo sul mercato l’amplificatore passivo prodotto esclusivamente con il legno degli abeti schiantati dalla tempesta omonima.

E se è vero che «fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce» (Lao Tzu), è anche vero che a 1.000 “cubi” venduti corrispondono 1.000 alberi che verranno presto ripiantati proprio in uno dei territori trentini devastati a fine ottobre 2018.

«Siamo stati sabato - spiega Federico Stefani, ideatore della start up insieme a Paolo Milan e Giuseppe Addamo - in Panarotta insieme al presidente dell’Asuc di Pergine, Gino Froner, per fare riprese con un drone e vedere dove mettere a dimora, dal prossimo aprile, le prime mille piante».

Sarà quindi la montagna perginese a beneficiare per prima dei risultati del progetto che punta a ricreare ambiente, partendo dall’ambiente distrutto, in una perfetta declinazione di “economia circolare”. Un risultato di tutto rispetto, considerando che i mille pezzi sono stati venduti in circa un mese (l’impresa è stata presentata infatti a fine ottobre). Ma non ci si ferma qui.

«Abbiamo concluso un accordo con l’Università di Padova - continua Stefani - per ottenere la certificazione del prodotto. Etifor, spin-off dell’Università specializzato in consulenza, progettazione, ricerca e formazione in ambito ambientale, ci fornirà la certificazione degli alberi da cui ricaviamo il nostro prodotto e certificherà anche l’abbattimento della Co2 conseguente. Con l’Università, decideremo poi dove piantare gli altri alberi dati dalle future vendite dell’amplificatore».

Vendite che, sotto Natale, potrebbero subire un’impennata, tanto che sono in preparazione altri mille pezzi. Ma dove sono finiti, quelli venduti finora? «Abbiamo ricevuto supporto - risponde Federico - da Emirati Arabi, Stati Uniti, Messico, Gran Bretagna,  Belgio, Francia e Spagna, oltre che ovviamente dall’Italia. Tante aziende da Napoli, Milano, Padova hanno scelto di collaborare con noi in vista del Natale e stiamo presentando il Vaia Cube ovunque. Giuseppe Addamo sabato era a Firenze a illustrare idea e realizzazione a un Festival, mentre venerdì io sono stato all’istituto Martino Martini di Mezzolombardo a raccontare questa avventura agli studenti».

Il 26 dicembre dell’amplificatore si parlerà nella rubrica “Tutto il bello che c’è” del Tg2 mentre nei giorni scorsi, per l’appunto, Federico Stefani è stato al Muse, dal direttore Lanzinger, che ha deciso di inserire l’amplificatore tra i prodotti disponibili nel negozio interno al Museo di scienze. Chi volesse regalare il Cube a Natale, e sostenere il progetto di ricostituzione delle foreste, può prenotare i pezzi su www.vaiawood.eu.

comments powered by Disqus