Porfido, lettera di minacce al presidente dell'Asuc «Attento a ciò che fai sulla situazione nelle cave»

di Giorgia Cardini
È un’aria pesante, quella che si respira intorno alle cave di porfido. Lo è e non da oggi: e se in cava si era già arrivati alle botte, minacce nero su bianco fuori dalle aree produttive non si erano ancora registrate.
Fino all’11 settembre, quando il presidente dell’Asuc di Miola di Pinè, Massimo Sighel, che è anche consigliere comunale di minoranza, rientrando a casa dal lavoro ha trovato nella buca delle lettere una missiva anonima, vergata usando quello che sembra un normografo. 
Una lettera di minacce, tutta in lettere maiuscole e priva di punteggiatura: «Adesso basta con quello che hai fatto a riguardo la storia cave da ora in poi stai molto attento e guardati sempre le spalle (...) ogni momento è buono certamente non finirà così tanto sappiamo tutto da quando vai a lavorare a quando torni la storia cave ti rovinerà e te ne pentirai».
 
Un colpo al cuore, per Sighel, che per anni ha portato avanti caparbiamente le ragioni delle Amministrazioni separate degli usi civici del Pinetano e nel 2008 è stato licenziato in tronco dalla Tecnoporfidi srl «per grave crisi congiunturale di mercato». Il licenziamento, che secondo molti invece era da ricondurre proprio all’impegno dell’operaio, fece insorgere le Asuc pinetane e vide nascere un comitato di solidarietà con l’operaio, prima di chiudersi con un accordo stragiudiziale tra le parti. 
 
Ma la vicenda, invece di fermare Sighel gli ha dato la spinta, in questi anni, per continuare a battersi a fianco del Coordinamento Lavoro Porfido contro soprusi e ingiustizie nelle cave. Così, negli ultimi tre anni, il presidente e consigliere ha firmato con il Clp una serie di esposti nei confronti di amministratori locali e provinciali sul presunto mancato rispetto delle normative poste a tutela dei lavoratori del settore.
 
E se, come consigliere comunale, ha posto  interrogazioni che hanno fatto emergere delle irregolarità, come presidente dell’Asuc di Miola, capofila su delega delle altre Asuc nella gestione dei lotti cava della p.f. 2452/2 di San Mauro, ha portato avanti con l’assistenza dell’avvocato Mauro Iob la causa decennale sulla proprietà della particella, reclamata dai comuni di Baselga e Lona Lases. [[{"type":"media","view_mode":"media_preview","fid":"1628436","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"180","style":"float: right;","width":"180"}}]]Vertenza che le amministrazioni comunali hanno perso nel febbraio scorso e al termine della quale la stessa Asuc di Miola ha deciso di riassumere la causa per risarcimento danni nei confronti dei due Comuni, rimasta sospesa dal 2010. Una causa su cui il fronte compatto delle Asuc pinetane si è frantumato dopo molti anni.
Infine, sempre in qualità di capofila, l’Asuc di Miola ha vinto recentemente un’altra causa contro una ditta che si era rifiutata di ottemperare a una ingiunzione di pagamento.
Per tutto questo, per quanto fatto in questi anni e per aver già avuto notizia indirettamente di «avvertimenti» verbali, Massimo Sighel non ha potuto prendere alla leggera la lettera ricevuta l’11 settembre: e, dopo una settimana di riflessione, il presidente dell’Asuc di Miola si è recato in questura a Trento, per sporgere denuncia contro ignoti. 
«Della lettera - dice ora - non ho parlato quasi a nessuno, solo ad alcuni amici che mi hanno consigliato di fare denuncia. Non sono tranquillo: ultimamente, il clima è più pesante del solito. Ma posso dire di aver fatto solo il mio lavoro, sempre del tutto onestamente».
 
Immediate le manifestazioni di solidarietà, dopo la pubblicazione della notizia: «La criminalità organizzata prospera non solo con la connivenza ma anche con il silenzio e l’indifferenza. Esprimiamo, quindi, pubblicamente e con fermezza la nostra piena solidarietà a Massimo Sighel, presidente dell’Asuc di Miola, per le minacce ricevute a fronte delle sue coraggiose battaglie nel settore del porfido trentino. Di fronte a queste intimidazioni nessuno, istituzione o cittadino, può voltarsi dall’altra parte. Dobbiamo far sentire la nostra vicinanza a chi - come Massimo Sighel o come Marco Galvagni, segretario comunale di Lona Lases – ha rifiutato di percorrere la strada facile dell’indifferenza e ha scelto invece quella della legalità».
 
Lo scrive l’onorevole Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle. Il parlamentare aggiunge: «Nel luglio scorso mi sono rivolto al Governo, sollecitandolo ad affrontare la questione alla luce dei rischi concreti di infiltrazione della criminalità organizzata, in particolare della ’ndrangheta, nel settore del porfido trentino».
 
Analoga solidarietà è espressa anche dal consigliere provinciale di M5S Filippo Degasperi: «Di fronte alla vicenda della lettera di chiare minacce non si può non leggere un tentativo di indebolire chi, da consigliere comunale e da presidente di Asuc, tenacemente si adopera perché il pubblico interesse e la legalità tornino a prevalere sull'ingiustizia e sul tornaconto di pochi. L'anno scorso abbiamo condiviso il tentativo di miglioramento della legge provinciale sulle cave, potendo apprezzare la competenza e la fermezza con cui Massimo Sighel conduce le proprie battaglie a favore dei cittadini che rappresenta e della giustizia in generale. Nell'attesa che anche chi guida la Provincia si ponga al suo fianco, ribadiamo il nostro sostegno e la piena disponibilità a proseguire il percorso di trasparenza e legalità avviato insieme alle Asuc, al Clp e ai volenterosi che con Massimo Sighel sfidano l'omertà e le connivenze che ancora, a tutti i livelli, si intrecciano nel settore del porfido».

Anche Fillea Cgil del Trentino e Filca Cisl del Trentino esprimono solidarietà a Massimo Sighel. «La lettera inviata al presidente Sighel è un atto codardo e grave, che condanniamo con fermezza. Quanto accaduto, purtroppo, è l’ennesima dimostrazione del clima pesante che si respira nel settore del porfido, soprattutto per quanti si stanno spendendo in questi anni per cambiare le condizioni di lavoro nelle cave, impegnandosi per affermare principi quali la trasparenza, la correttezza e la tutela dei lavoratori. Non saranno atti di questo tipo a fermare il cambiamento necessario in questo martoriato settore».

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