La Ruby trentina racconta: «Festini con sesso e coca»

Festini a base di sesso e cocaina in cambio di 500 euro. Erano le serate hard della Ruby trentina, che la ragazza oggi ventenne ha raccontato davanti ai giudici del tribunale di Trento in un processo nel quale si è costituita parte civile. Tre anni fa per quel giro di prostituzione minorile i carabinieri arrestarono dieci persone

Un velo di rossetto sulle labbra, la maglietta abbinata ai leggings colorati, scarpe basse. Determinata a rispondere alle domande del pubblico ministero Davide Ognibene e degli avvocati degli imputati per chiarire una volta per tutte la sua versione dei fatti, ma comprensibilmente provata per dover ripercorrere vicende accadute tre anni fa, quando i carabinieri di Borgo arrestarono dieci persone per un «giro» di prostituzione minorile. Tutto ruotava attorno a lei, alla bella Rubacuori, oggi ventenne, che aspirava al mondo dello spettacolo e che ha fatto girare la testa a molti uomini.

prostituzione
Ieri la ragazza era presente in aula, testimone nel procedimento in cui si è costituita parte civile. Imputati l’amica Paula Silva Pereira, l’altoatesino Mirco Ravarotto, il veronese Lucio Gottardi. Il processo si è tenuto a porte chiuse per tutelare la vittima. Mentre gli altri imputati hanno chiuso la loro posizione con un patteggiamento e con il risarcimento, i tre hanno voluto affrontare il dibattimento decisi a dimostrare la loro estraneità alle contestazioni.

 

Ruby, assistita dall’avvocato Bonifacio Giudiceandrea, è stata sentita per un’ora davanti al collegio giudicante, presieduto da Giuseppe Serao con i colleghi Giovanni De Donato e Giuseppe Barbato. Ha confermato che con l’amica e collega Pereira (contro la quale però non si è costituita parte civile) in passato si era scambiata i contatti con i clienti e ha sottolineato che tutti, compresi Ravarotto e Gottardi, sapevano che era minorenne.

 

Ruby, nata nell’Europa dell’Est ma in Trentino da anni (parla in un perfetto italiano), aveva il «pallino» del mondo dello spettacolo. Si era accorta, ancora giovanissima, di non passare inosservata, e voleva tentare la strada della moda, delle passerelle. Magari sfondare ed avere successo. Aveva iniziato con i book fotografici, era stata subito chiamata a partecipare a serate in discoteca come ragazza-immagine. Finché un uomo le ha proposto di avere un rapporto sessuale a pagamento. Lei inizialmente aveva detto no, poi aveva accettato e preso i soldi. Sono quindi arrivati gli amici dell’uomo e gli amici degli amici.


Tra i suoi clienti, come ha detto in aula, c’erano anche professionisti. Ha parlato di un medico in particolare, di un noto dottore trentino. Ha ricordato che in alcuni festini aveva visto circolare cocaina: qualche cliente l’avrebbe assunta prima del rapporto. Riceveva da 300 a 500 euro a incontro. È spuntato anche il nome di Lele Mora, ma come possibile teste: la richiesta è arrivata dall’avvocato Nicola Nettis, difensore di Ravarotto. L’imputato altoatesino è infatti accusato di aver millantato la conoscenza dell’ex manager dei vip e per questo «con la promessa di inserirla nell’ambiente, presentava la minorenne a suoi conoscenti affinché si prostituisse».
Ma Ravarotto, come l’avvocato Nettis evidenzia, in quel periodo aveva davvero contatti di lavoro con Lele Mora e non si era inventato nulla.


C’è poi la posizione di Lucio Gottardi, accusato di aver procurato «numerosissimi clienti e fissato gli appuntamenti»: difeso dall’avvocato Mauro Ziliani di Verona, respinge le accuse. Il «procedimento Ruby» è solo una faccia di un fascicolo aperto per droga. Ieri in aula sono state stralciate le posizioni di tre imputati stranieri, al momento irreperibili sul territorio italiano. La prossima udienza è per fine ottobre: sono una ventina i testi indicati dagli avvocati, la maggior parte clienti dell’allora minorenne Ruby trentina.

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