L’inchiesta

Bimba in terapia intensiva per la Seu, archiviazione per i sindaci

Rimane invece aperta la posizione del gestore in concessione della malga, Igor Rizzardi, nei confronti del quale nel dicembre scorso la procura aveva emesso un decreto di citazione a giudizio

PREDAIA. La procura ha chiesto l'archiviazione per le posizioni della sindaca di Predaia Giuliana Cova e per l'ex sindaco Paolo Forno nell'ambito dell'indagine sul caso della bimba finita in terapia intensiva, nell'estate 2023, a causa della Seu, la sindrome emolitico uremica.

La piccola, che all'epoca aveva due anni, si era sentita male dopo un pasto a Malga Nuova di Coredo. A Cova era stato contestato il mancato controllo delle acque relative a "sorgente malga" e "presa malga", in particolare prima dell'apertura di Malga Nuova al pubblico nel mese di aprile 2023.

Anche l'accusa a Forno, sindaco dal 2012 a settembre 2020, riguardava le mancate analisi della sorgente "presa malga" per gli anni 2017, 2018 e 2019 ed ai mancati interventi di ristrutturazione della presa d'acqua.

Nulla, dunque, è da imputare a Cova ed a Forno rispetto alla malattia della bambina: nessuna irregolarità è emersa nella loro attività di amministratori. Rimane invece aperta la posizione del gestore in concessione della malga, Igor Rizzardi, nei confronti del quale nel dicembre scorso la procura aveva emesso un decreto di citazione a giudizio.

A fine mese Rizzardi, assistito dall'avvocato Andrea de Bertolini, comparirà davanti al giudice: l'accusa è di lesioni personali colpose gravissime e di inosservanza del Piano di autocontrollo aziendale Haccp. Secondo la ricostruzione della procura, Rizzardi non avrebbe rispettato gli obblighi relativi alle condizioni igieniche per le aziende produttrici di latte, con ciò favorendo la produzione di formaggio contaminato somministrato alla bimba.

Fra le omissioni, la procura ha osservato la mancanza di recinzioni per proteggere la sorgente, favorendo la contaminazione dell'acqua per la presenza di bovini liberi. Rizzardi non aveva nella casera la disponibilità dell'acqua calda per la pulizia dei locali, né una pavimentazione idonea. Inoltre non avrebbe effettuato analisi sul latte crudo, né ripetuto quelle sull'acqua della sorgente prima di avviare la gestione.

A lui viene contestato anche il commercio di sostanze alimentari nocive colposo per le caciotte a latte crudo prodotte nel giugno del 2023 e risultate contaminate. La piccola, dopo essere stata in malga (non c'è prova che avesse mangiato un pezzo di formaggio) aveva presentato episodi di malessere sempre più acuti. Sconta tutt'ora le conseguenze dell'intossicazione.

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