La sentenza

Minaccia la concorrenza: imprenditore noneso condannato a tre anni e quattro mesi

Era accusato di stalking giudiziario e tentata estorsione. L'uomo, un 56enne trentino con alle spalle già una condanna per stalking, ha generato in loro uno stato di ansia tale da far vivere alle vittime un vero e proprio incubo per più di due anni, a partire dal 2022

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. «Stai attento che a non voler accordarti con me tu non ti sia messo in affari con sciacalli pescecani». E ancora: «Se non mi ascolti, te ne accorgerai». Queste sono soltanto alcune delle numerose minacce via Whatsapp (ma perpetrate anche sui social) che un imprenditore noneso ha rivolto nei confronti di un gruppo di colleghi, nove soci di una società concorrente alla sua.

L'uomo, 56enne trentino con alle spalle già una condanna per stalking, ha generato in loro uno stato di ansia tale da far vivere alle vittime un vero e proprio incubo per più di due anni, a partire dal 2022. Ma cause temerarie e atti persecutori, che hanno scandito questo lasso di tempo, gli sono costati cari: tre anni e 4 mesi di reclusione in abbreviato e più di 50mila euro di risarcimento alle parti civili.

Pesanti le accuse a suo carico, formulate dalla Procura e confermate poi dalla sentenza del giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Trento, Marco Tamburrino: stalking giudiziario, tentata estorsione e diffamazione aggravata. Stando a quanto trapelato dagli atti, il tutto sarebbe riconducibile a motivi puramente economici e professionali. Casus belli, un'operazione immobiliare che il protagonista della vicenda non aveva portato a termine e che invece era stata presa in mano dall'altra società, operante sempre nello stesso ambito, con cui era in concorrenza.

Da quel momento, però, i nove competitor, presi di mira dall'imputato, hanno cominciato a temere per la propria incolumità, visti i continui comportamenti intimidatori messi in atto dall'uomo. Il quale non esitava a tempestarli di offese e minacce, non solo attraverso continue email e messaggi sul telefono, ma anche su Facebook, infamando la loro società e scrivendo cose non vere per metterli in cattiva luce.

E dunque, cercando di ostacolare la loro attività anche dal punto di vista economico. Ma soprattutto, il 56enne ha proseguito nelle sue infondate iniziative giudiziarie, facendo pressione sulla società concorrente, anche per ottenere concessioni immobiliari non dovute, producendo anche atti falsi.

Tutti e nove (e le loro rispettive famiglie, a cui sono stati augurati i peggiori mali), sono stati messi nel mirino: «Siate maledetti, comunque vada a finire», «sciacalli», «banditi, traditori e carogne». Dopo aver sporto denuncia, per mettere la parola fine a questo incubo, il caso è arrivato sul tavolo della pm Antonella Nazzaro che ha aperto un fascicolo.

All'imprenditore, recidivo nelle sue condotte, è stata inflitta una pena di 3 anni e 4 mesi, scegliendo il rito abbreviato. Non solo. Il gup, che depositerà le motivazioni della sentenza entro 90 giorni, ha disposto un risarcimento di 5mila euro per ciascuno delle parti civili, rappresentate dall'avvocato Filippo Fedrizzi, e 10mila per la società.

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