I soccorsi arrivano dal cielo, salvi mamma e neonato
L'ostetrica a casa e poi parto urgente a Cles. La donna aveva già un taglio cesareo programmato per la prossima settimana, ma è sopravvenuto il rischio di una emorragia che ha reso necessario anticipare i tempi. Il direttore del dipartimento Fabrizio Taddei: «Ha funzionato tutto alla perfezione. Dopo la nascita entrambi sono stati trasferiti a Trento ma stanno bene»
CLES. La paziente, residente in val di Non, era seguita dalle ostetriche del percorso nascita e anche dal S. Chiara perché la sua gravidanza era ritenuta a rischio. Per questo era stato fissato per lei un parto cesareo per la prossima settimana. Ma alla data prevista per il parto non si è arrivati. Sabato pomeriggio la donna ha chiamato il 112 in quanto aveva un inizio di emorragia.
Un segnale da non sottovalutare e così subito da Trento si è levato in volo l'elicottero che portato l'ostetrica reperibile h24 dal S. Chiara fino a casa della paziente, in val di Non. Qui, valutata la situazione, viste anche le condizioni della donna e i rischi, ostetrica e medico rianimatore hanno valutato che era opportuno il trasferimento al punto nascita di Cles per un parto urgente.
«É stato ritenuto più sicuro fermare la paziente a Cles che centralizzarla subito a Trento», spiega il direttore del dipartimento transmurale ostetrico-ginecologico Fabrizio Taddei. Dal domicilio della paziente è stata quindi allertata la sala parto di Cles affinché tutto venisse predisposto per il parto urgente. Il sospetto è che vi potesse essere un distacco di placenta, un'emergenza ostetrica potenzialmente pericolosa per la vita della madre e del feto. Il distacco della placenta riduce infatti l'apporto di ossigeno e di sostanze nutritive per il feto e se si verifica improvvisamente e riduce in modo considerevole l'apporto di ossigeno, può portare anche al decesso del feto e mettere a rischio la vita della madre. Per questo è stato deciso di intervenire con la massima urgenza e fortunatamente tutto è andato bene. Mamme e bambini sono stati poi trasferiti a Trento per controlli, ma non tanto per l'esito del parto, quanto per la patologia di base di cui soffriva la mamma e che quindi hanno reso necessarie delle cure particolari.
«Mamma e bambino stanno bene - assicura il direttore Taddei e in questo caso tutto ha funzionato al meglio. Ha funzionato bene il servizio d'emergenza con l'ostetrica che ha raggiunto la paziente con l'elicottero, è stata giusta la decisione dell'anestesista dell'elisoccorso che ha ritenuto più prudenziale far nascere il bambino a Cles e ha funzionato trasferire poi mamma e bambino a Trento nel centro di terzo livello per le problematiche materno-fetale».
Taddei sottolinea come ancora una volta il percorso nascita abbia consentito una presa in carico ottimale della paziente. «Per lei era già in programma un cesareo a Trento e dunque eravamo già conoscenza della patologia della mamma e dei rischi. Ne abbiamo parlato proprio la settimana scorsa all'istituto superiore di sanità di questo nostro percorso unico in Italia, con una percentuale del 90% di future mamme che si rivolgono al pubblico e che vengono seguite con il sistema dell'assistenza ad personam da parte dell'ostetrica e con l'intervento dei medici quanto è necessario. Sono numeri importanti perché la media in Italia delle gravide seguite dal pubblico è sul 50%».Il punto nascite di Cles da tempo è in discussione come quello di Cavalese per il basso numero di parti. Quest'anno ad ottobre si era registrato un triste record: appena 4 parti in un mese. A Cles, il numero di parti è in costante calo negli ultimi anni, con dati che mostrano un forte ridimensionamento: nel 2024 si sono registrati circa 182 parti, segnando un calo significativo rispetto al 2022 (242 parti) e al 2023 (circa 230), e con picchi di pochissime nascite mensili. Numeri che mettono a rischio la sopravvivenza del punto nascita periferico, nonostante gli sforzi per mantenerlo aperto. P.T.