Il cas

Il dramma di Mattia: “È stato il pezzo di formaggio, nessun'altra causa per la Seu”

Le motivazione della Cassazione, che con decisione del 5 marzo scorso ha respinto i ricorsi dell'ex presidente del caseificio sociale di Coredo Lorenzo Biasi e del casaro Gianluca Fornasari condannati in primo e secondo grado per il reato di lesioni personali gravissime. Mattia aveva solo 4 anni quando finì in ospedale, il 5 giugno 2017, tre giorni dopo aver mangiato un pezzetto di quel formaggio. Da allora non si è più ripreso

COREDO. «Sono stati metodicamente esclusi tutti i possibili decorsi causali alternativi rispetto al consumo del formaggio» (del tipo "Due Laghi", ndr): a questo conclusione il tribunale è giunto attraverso dati scientifici e «un'accurata indagine condotta sulla base delle testimonianze dei genitori e dei conoscenti del bambino, nonché della verifiche effettuate dal Servizio veterinario provinciale e dai carabinieri del Nas».

Lo evidenzia la Corte di Cassazione, che con decisione del 5 marzo scorso ha respinto i ricorsi dell'ex presidente del caseificio sociale di Coredo Lorenzo Biasi e del casaro Gianluca Fornasari condannati in primo e secondo grado per il reato di lesioni personali gravissime. Mattia aveva solo 4 anni quando finì in ospedale, il 5 giugno 2017, tre giorni dopo aver mangiato un pezzetto di quel formaggio. Da allora non si è più ripreso.

Nei giorni scorsi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza. I giudici "ermellini" hanno evidenziato la «sussistenza del nesso causale tra l'assunzione del formaggio e l'insorgenza della Seu: in sintesi, è stato ben evidenziato che l'ipotesi causale accusatoria è risultata l'unica scientificamente possibile e razionalmente credibile».

Riguardo a Fornasari è stato evidenziato che «la sua condotta è attiva in quanto ha lavorato il latte trasformandolo in formaggio, senza rispettare le regole cautelari previste dalla normativa di settore per garantire la salubrità del prodotto finale, concorrendo in tal modo con la filiera destinata alla vendita»: «Il profilo omissivo riguarda la violazione degli obblighi di diligenza, ossia l'inosservanza delle norme di cautela previste a livello igienico-sanitario e per la stagionatura del formaggio, nonché in materia di controlli microbiologici del prodotto».

Gli imputati - Biasi come legale rappresentante, Fornasari nominato responsabile del sistema di autocontrollo, come riportato nel manuale del caseificio - avevano entrambi «precisi obblighi di garanzia», «declinati come obblighi di protezione della salute dei consumatori contro le fonti di pericolo rappresentate da alimenti non sicuri e come obblighi di controllo di tali fonti di pericolo per proteggere i beni ad esse esposti».

I ricorsi di Biasi e Fornasari sono stati dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento di 3mila euro ciascuno a favore della cassa delle ammende e alla rifusione alle parti civili delle spese. Supera dunque anche l'ultimo grado di giudizio la condanna dei due imputati alla pena pecuniaria di 2.478 euro e al risarcimento dei danni, con una provvisionale di un milione di euro a favore della parti civili, ossia il bambino ed i genitori.

«Non mi interessano i soldi - ha sempre detto papà Giovanni Battista Maestri - Porto avanti questa battaglia per salvare altri bambini, affinché ciò che è accaduto al nostro Mattia non si ripeta».

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