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Funivie: «Anno buono

in un futuro incerto»

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Una stagione infernale, con la f. Le misure anti-Covid stanno per mettere in ginocchio gli operatori turistici. L'economia che fa da motore è quella della neve, quella degli impianti. Lo dice a gran voce il presidente della società Funivie Pejo Marco Dell'Eva . Ieri si è tenuta l'assemblea dei soci. I numeri - riferiti alla stagione 2019-2020 - sono da record ma, realisticamente, saranno molto diversi quelli dell'anno prossimo. Vedremo. Mentre si spera ancora nel miracolo («Speriamo tutti che a Natale si possa aprire in sicurezza») e nella possibilità di sfruttare una coda dell'epifania («L'impianto di innevamento programmato è funzionante già da qualche giorno»), il presidente confermato fa i conti e ci fornisce alcuni dati.

«Registriamo numeri in forte crescita per fatturato e passaggi - spiega -Prima del Covid, a fine febbraio, si registrava un +29% rispetto all'anno precedente». Poi è arrivato il primo lockdown, che tutti ricordiamo molto bene. «Abbiamo avuto una flessione del 2%». La stagione comunque era "andata", no? «Eh no... Mancava ancora un mese. Abbiamo calcolato un danno di circa 800.000 euro». Parliamo di una realtà, le Funivie Pejo, che conta un fatturato di 3.531.000 euro, con un utile di 390.409 euro, in crescita rispetto ai 349.322 dell'anno precedente. «Pur con il Covid, abbiamo chiuso con 40.000 euro in più». In termini di passaggi si sono avuti 100.000 passaggi in meno: siamo passati da 1.341.000 a 1.219.000. 

Dell'Eva fornisce anche i dati sull'estate del Coronavirus: «Abbiamo avuto ricavi inferiori al 10%. Consideriamo che abbiamo aperto il 4 luglio, circa 30 giorni in ritardo rispetto alla normale tabella di marcia. Abbiamo perso in passaggi: dai 278.000 del 2019 ai 252.000 del 2020. La società funiviaria è partecipata da quattro giganti locali: Trentino Svilupp Spa, che ha il 52% su capitale complessivo, il Comune di Pejo, che ha il 19%, le Funivie Folgarida Marilleva con il 14%, la Cassa Rurale Val di Sole al 7% e gli operatori turistici della Val di Peio, che pesano per l'8%.

La società funivie si muove su un territorio di demanio sciabile pari a a circa 20 ettari. L'impianto "ammiraglia" è Pejo 3000: una funivia da 100 posti che porta gli sciatori da 2000 a 3000 metri di quota, poi ci sono la telecabina di arroccamento da 6 posti e tre seggiovie. «Negli ultimi anni - racconta il presidente - abbiamo fatto una serie di investimenti sostanziosi. Negli ultimi tempi anni abbiamo fatto moltissimo: il bacino di innevamento (1.850.000 euro), la pista Val Scura (250.000), la pista primi passi (250.000), l'innevamento pista Val dela Mite (750.000), la seggiovia Seroden (2.350.000), il Kinderland estivo (315.000), l'allargamento della pista Dos dei Gembri (825.000), l'innevamento programmato (320.000) e il nuovo mezzo battipista (330.000)».
Ora si fanno i conti con l'incognita Covid, accompagnata dalla rabbia per il fatto che un territorio come l'Austria terrà gli impianti di risalita aperti, mentre «la Svizzera è già operativa». «Una concorrenza pesante verso Paesi, come Francia, Germania e Italia, che hanno deciso per la chiusura». E voi come la pensate? «Ovviamente condividiamo la decisione del presidente Giuseppe Conte e della cancelliera Angela Merkel . Il fatto è che servirebbe un indirizzo unico su tutte le stazioni delle Alpi, altrimenti c'è disparita di trattamento, che in questo periodo non può essere accettabile».

Parla del Dpcm e della prospettiva del divieto di spostamento fra regioni a Natale. «Speriamo nei ristori». Ma quanti soldi servono per "ristorare" il sistema neve in Val di Pejo? «Difficile dirlo. Considerate che qui si parla degli impianti che fanno da traino per altre categorie: ci sono i maestri di sci, i lavoratori stagionali, i noleggiatori, gli albergatori. È un sistema articolato, che produce ricchezza. La stagione natalizia pesa per circa il 30% sul fatturato complessivo della stagione invernale. Nella ski area di Campiglio e Folgarida Marilleva il fatturato è di circa 50 milioni di euro».

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