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Arresto cardiaco, 25 giorni in coma

e ritorno alla vita per Matteo Mendini

«In ospedale tutti magnifici»

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Un primo attacco cardiaco lo ha avuto mentre si trovava in città. Un secondo in ospedale.

Quarantacinque lunghissimi minuti di massaggio cardiaco per sfuggire alla morte. Venticinque giorni di coma. Poco dopo il suo risveglio un intervento chirurgico per la rimozione di un tumore, fortunatamente benigno. Ora, a distanza più di due mesi da quanto è successo, Matteo Mendini, 41 anni, assessore allo sport di Ville d'Anaunia, vuole dire grazie a quanti si sono presi cura di lui. «A quegli angeli - come li definisce lui - che ogni giorno salvano vite in silenzio». E poi alla moglie Sara che non l'ha mai lasciato solo nemmeno per un giorno, ai suoi genitori, ai suoi suoceri, ai suoi due figli di 2 e 7 anni e mezzo, ai parenti, a tutta la comunità di Ville D'Anaunia e in generale della valle di

Non che si è stretta intorno a lui. Per Matteo ora il peggio è alle spalle e si sta godendo la sua seconda vita. Quanto passato, però, gli fa apprezzare ancora di più certi valori perché per lui bastava davvero ancora un soffio per non esserci più.

«Era l'11 febbraio quando mi sono sentito male. Ero con mia moglie in città. Lì ho avuto un primo un attacco cardiaco. Con l'ambulanza mi hanno portato in ospedale dove ho avuto un secondo arresto cardiaco. Più forte. Mi hanno rianimato per 45 minuti dandosi il cambio. Sono stati eccezionali e mi hanno salvato». Ma il calvario per Matteo Mendini è stato lungo. A quel punto è entrato in coma e ci è rimasto per lunghissimi 25 giorni.

«Nei primi dieci la situazione era molto critica e a mia moglie i medici non davano molte speranze. In più mi avevano trovato un tumore, che poi è risultato benigno. L'unica notizia positiva, prima del risveglio dal coma, è arrivata dal risultato della tac che ha evidenziato che, nonostante il lungo arresto cardiaco, non avevo avuto conseguenze cerebrali».

Se oggi l'assessore di Ville d'Anaunia può raccontare la sua storia è anche grazie al suo fisico atletico e al suo cuore allenato. Ciclista, appassionato di scialpinismo, in ospedale ha compiuto forse l'impresa più grande della sua vita. «Quando mi sono svegliato pesavo 15 chili in meno, ero debilitato, ma dovevano ancora operarmi. Perfino i sanitari erano preoccupati perché c'erano il rischio che dopo quanto accaduto non riuscisse a reggere un'operazione molto delicata con anestesia totale. Invece tutto è andato bene grazie anche ad una magnifica collaborazione tra la Rianimazione 2 del S. Chiara di Trento e il reparto di chirurgia del Borgo Trento di Verona dove mi hanno operato».

Erano i primi giorni di aprile. I malati Covid continuavano ad aumentare e rimanere in una struttura ospedaliera poteva essere decisamente rischioso. Matteo Mendini è stato quindi dimesso. «Sono stati tutti magnifici, una grande famiglia che mi ha seguito con attenzione facendo anche di più di quello che dovevano. Non finirò mai di ringraziare i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario del reparto di rianimazione II dell'ospedale S. Chiara di Trento.Quanto successo è la dimostrazione che lo sport, una vita sana e una famiglia che ti sostiene sono determinanti nella vita, soprattutto quando questa ti gioca brutti scherzi». Ora Matteo sta trascorrendo la sua convalescenza a casa. Ci vorrà un po' di tempo per riprendere le forze e tornare in forma, ma ora la strada è in discesa. «Mi rendo conto di essere stato fortunato sotto tanti punti di vista».

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