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Comune di Predaia:

Paolo Forno non si ricandida

"Dieci anni sono abbastanza"

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Adesso è ufficiale. Paolo Forno non si ricandiderà. Il primo cittadino lo dice chiaramente: «Non mi propongo per un nuovo mandato in municipio. Non sarò neanche in lista. Insomma non mi vedrete né in una eventuale giunta né in consiglio comunale». Dieci anni di attività amministrativa bastano. «Avevo 26 anni quando ho iniziato ad dedicarmi all’attività in Comune. Ora ne ho 36. Devo tornare a dedicarmi alla mia attività professionale (è giornalista, ndr)».
Spiega che «il gruppo si sta confrontando, perché c’è la necessità di portare avanti il programma». Dice che, anche se non sarà in prima linea, continuerà a fare politica. Difficile immaginarlo solo dietro le quinte. «Ma io voglio dedicarmi alla vita privata e alla vita professionale. Da giornalista freelance ho lavorato per il Trentino e in vari uffici stampa di vari enti pubblici e privati».
Nel 2010 è stato eletto (il più votato) per la prima volta, con la Lista Scoz a Coredo. Gli venne assegnato il ruolo di vicesindaco. Nel 2012 Scoz si dimise per ragioni personali e così Forno assunse il ruolo di sindaco reggente. Da «numero uno» si occupò di tutto il percorso di fusione, che portò alla nascita del Comune di Predaia, che venne votata nell’aprile 2014.
L’anno successivo alle elezioni vinse contro Stefano Cova. «Ottenni 2.200 voti contro i 1.700 di Cova». Sostenuto da due liste civiche «Predaia - Obiettivo comune» e «Predaia - Costruire Comunità», Forno sconfisse «Predaia Futura» e «Predaia Unita». Possibile che un sindaco così forte faccia un passo indietro? «Non sono attaccato alla poltrona. Ho dedicato dieci anni della mia vita all’amministrazione del territorio. Ho messo a disposizione competenza ed energia. Non posso farlo per altri cinque anni. Nella vita ci sono altre priorità». Non ci saranno ripensamenti strada facendo? «Questa è una decisione definitiva. Questo non significa che voglia abbandonare il progetto e la politica. Lo farò in maniera diversa». Dice che in questi casi non contano i nomi, ma gli obiettivi e i programmi. Non farà passi indietro ma non rivela il nome di chi potrebbe prendere il suo testimone nella corsa al municipio. Quale è la cosa di cui va fiero dopo questi anni di governo? «Il ruolo di sindaco porta con sè tante immagini, tante dinamiche impercettibili a chi guarda da fuori. Penso al confronto con le persone sul territorio, col mondo del volontariato, con tutti i cittadini. Credo di essere stato un sindaco a 360 gradi e credo di non essermi risparmiato. Ho sempre dato il 100%». Parlando di opere pubbliche si dice molto soddisfatto della riqualificazione dei laghi di Coredo e Tavon. «E poi c’è la sistemazione delle plaze di Santa Giustina. Credo che, dal punto di vista dello sviluppo turistico, abbiamo dato una bella spinta». Ricorda anche la realizzazione dell’asilo nido a Coredo. «E poi aver permesso la costruzione del Centro per l’autismo, eccellenza a livello europeo, è motivo di vanto». Rimpianti ne ha pochi. «Certo mi dispiace che la fusione non sia stata completa. I Comuni di Predaia oggi sono cinque e non sei. Sfruz non partecipò al progetto e nel 2016 i cittadini di Sfruz andarono a votare ma mancarono gli altri, per una sorta di risentimento. Ecco questo è il mio unico rimpianto». Da sindaco dà un giudizio positivo delle giunte provinciali che si sono succedute al governo e con cui ha dovuto rapportarsi. «L’unico problema è emerso con il post fusione: la Provincia accompagna i Comuni ma poi li lascia in balia di se stessi, in un momento in cui servirebbe una vera e propria assistenza».

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