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Serena Dalla Torre campionessa

italiana di bodypainting

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Ha vinto il Campionato italiano di Bodypainting che si è tenuto nei giorni scorsi a Garda. Alla pittura del corpo ha iniziato a dedicarsi nel 2016 e ha già al suo attivo 8 competizioni: in 5 è arrivata prima, nelle altre 3 seconda. Lei si chiama Serena Dalla Torre, artista di Flavon, specializzata anche in belly painting, cioè nella pittura dei pancioni delle mamme. E le mamme corrono da lei per progettare l’opera d’arte su quell’opera d’arte che è la pancia dove cresce il loro bambino. «Facciamo le foto e poi insegno a mamma e papà come fare il calco del dipinto per metterlo su tela, in modo che rimanga per sempre come ricordo».
Il titolo dell’edizione 2019 del Campionato nazionale lo ha conquistato a Garda nella categoria «pennello e spugna». La giuria - composta tra gli altri dall’artista-fumettista Milo Manara, dalla campionessa 2018 Francesca Cavicchio e dalla campionessa mondiale Marzia Bedeschi - ha premiato l’opera di Dalla Torre. Tema della competizione era «Divina». «E io ho fatto tutta una ricerca sulla “carta divina».
Cosa attrae del bodypainting?
«Io non ho mai dipinto su tela. Esprimersi su un corpo vivente è una sfida diversa. Non dipingi su una superficie piatta. È un corpo che può essere spigoloso, in movimento. È un’altra cosa».
E cosa attrae il pubblico?
«Lo spettatore vede un corpo che piano piano si riempie di colore: un corpo che quasi viene annullato. È la magia di vedere un corpo ricoperto di immagini. Ciò che non vogliamo è che si venga a cercare la nudità. E infatti ai fotografi è vietato di scattare immagini nelle prime due ore di lavoro, proprio perché ciò che c’è da vedere è il corpo dipinto, peraltro coperto con slip e adesivi color carne».
Si avvale sempre delle stesse modelle?
«No. La scelta dipende dal tipo di dipinto che si vuole realizzare. I corpi sono tutti diversi così come le opere. Il 16 giugno, per il Campionato Mondiale, la modella era Chiara Berti, Miss Trentino Alto Adige 2015, di Denno. Diciamo che questo premio è mezzo trentino».
Perché «mezzo»?
«Perché alla realizzazione di quest’opera ha collaborato come assistente anche un’altra amica, Katia Malatesta, lucana, che come me vive a Bologna».
Di gare di bodypainting non si vive.
«No, ma io normalmente faccio anche bellypainting: dipingo i pancioni delle mamme in gravidanza».
Ha un suo studio dedicato a questo?
«Non ancora. Per il momento sono io che vado a casa delle mamme. Insieme studiamo il tipo di dipinto che vorrebbero fare, poi lo realizziamo, facciamo le foto e poi mostro come si fa il calco per avere il dipinto anche su tela».
Il mondo mamma...
«Sì. Tra le altre cose realizzo anche scarpette per bambini fino all’anno».
Che studi ha fatto?
«Mi sono diplomata a Cles, liceo scientifico. Poi mi sono trasferita a Bologna e mi sono iscritta al Dams Arte. Mi sono laureata nel 2005 in storia e critica dell’arte sull’iconografia e iconologia dei santi martiti di Sanzeno. Ho studiato tutta la nostra arte. Ho lavorato per un periodo come guida museale presso Castel Thun».

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