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A Romeno arriva l'impianto

per il biogas dai liquami

«Meno sversamenti nei prati»

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L’impianto per il biogas si farà. Per la fine del 2020 funzionerà a pieno regime. Ne sono convinti in Comune a Romeno e ne sono convinti gli allevatori dell’Alta Val di Non che hanno sposato il progetto. Parliamo di uno stabilimento che avrà una portata annua di circa 15.000 metri cubi di liquame e di 6.000 metri cubi di letame. Il tutto, salvo varianti, dovrebbe costare 5 milioni di euro. Tutto è pronto. La commissione edilizia ha dato il via libera senza prescrizioni. Manca solo la concessione (si parla del 20 maggio) e poi scatteranno le procedure per ottenere gli incentivi garantiti agli impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili. A gestire il “biodigestore» sarà la società Alta Anaunia Bio Energy. Creata nel 2016, è composta da tutti gli allevatori consorziati (12 soggetti che potrebbero aumentare).

I promotori dicono che questo progetto è stato pensato non per fare cassa con gli incentivi ma per risolvere i problemi di convivenza con i turisti che tra Romeno e Fondo frequentano le praterie e la pista ciclabile. Le esalazioni dei liquami insomma non dovrebbero più essere un problema, dicono. Il sindaco Luca Fattor si dice ottimista: «I cittadini stanno aspettando quest’opera. Da parte loro nessuna resistenza».
Attualmente gli allevatori utilizzano proprie vasche di stoccaggio perché nei mesi estivi non possono fare spargitura. La struttura industriale viene proposta come soluzione a tutti i mali. Verrà costruita su una superficie di 10.800 metri quadrati: in un’area un tempo boschiva, poi trasformata a prato e ora - con la variante al Piano regolatore generale e il passaggio in Provincia - in zona produttiva.
ll progetto prevede due vasche di digestione da 21 metri di diametro e una vasca di stoccaggio da 32 metri, per un’altezza di 7 metri. È poi previsto un capannone ne da 66 metri per 25 e una palazzina ufficio per il consiglio dell’impresa cooperativa. Si tratta di un sistema di fermentazione anaerobica dei liquami.

Nel disegno - approntato dal geometra Erwin Tomazzoli e dall’ingegner Alessandro Pellegrini dello studio tecnico Eralde - è previsto un motore di cogenerazione che trasforma il gas prodotto in 400 kilowatt di calore e 300 kilowatt di corrente elettrica (produzione giornaliera).

È previsto un secondo lotto dove ci sarà un’altra vasca di stoccaggio da 32 metri e un’altra da 25 metri per 90. Ma come funzionerà il tutto? Il liquame viene portato dalle stalle ai vasconi. Da queste viene pompato nei contenitori per la digestione, dove deve restare almeno 35 giorni. Il materiale poi esce e viene spedito al separatore, dove la parte liquida (90%) viene divisa dalla parte solida. Il liquido va nelle due vasche da 32 metri.
Le amministrazioni pubbliche chiedono che gli sversamenti siano ridotti al minimo. Nel capannone da 25 metri per 90, lungo i lati da 90 verranno realizzati muretti da 1,60 metri. Questi verranno riempiti con substrati (paglia o stocchi di mai o cippato). Un carro ponte farà la spola gettando la parte liquida sul substrato. Così, dopo circa 6 mesi, si dovrebbero ridurre i circa 10.000 metri cubi di frazione liquida in solido. La macchina ha coclee che scendono nel substrato, sversano. Poi si gira e così tutto fermenta. I liquami a monte dell’area saranno trasportati all’impianto di biogas attraverso un liquamedotto da 900 metri. Per tutte le altre aziende zootecniche è previsto un servizio dedicato (una due volte a settimana): un camion cisterna che raccoglierà il materiale per poi portarlo a destinazione. Per ora pare che non ci siano proteste da parte dei cittadini che abitano in zona o frequentano i Pradiei. L’impianto verrà realizzato ad ovest, in un’area più bassa. Non è nelle praterie. Assicurano che non ci saranno odori. I vasconi saranno in acciaio inox e non in cemento, per ridurre l’impatto. Insomma - ci dicono - si può stare sereni.

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