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Battocletti, campionessa europea

che guarda dritta alle Olimpiadi

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Nadia Battocletti (nelle foto con la mamma e agli europei vinti in Olanda) ha una medaglia d’oro al collo, prima donna italiana a vincere una medaglia europea nel cross, dopo la vittoria ottenuta sui 4,3 fangosi chilometri di Tilburg, in Olanda, sede del campionato europeo under 20. 
Ma è sempre una ragazza mite, seria, determinata ma senza grilli in testa. Anzi, una donna, per maturità, che rivela la sua timidezza chiudendo spesso gli occhi, soprattutto davanti ad una macchina fotografica. Seria al punto da mettere dinanzi a tutto, in questo momento, lo studio. Quest’anno la diciottenne (compirà i 19 il 12 aprile) è attesa dagli esami di maturità. Liceo scientifico…
«Per me la maturità è un punto di arrivo. Mi sono sempre impegnata nello studio, la media nel quinquennio è sempre sopra l’otto, quindi ci arrivo abbastanza serena, i libri non li ho mai trascurati, non dovrò studiare come una pazza l’ultimo mese, cosa che del resto ritengo poco consigliabile. Certo, sono cambiate molte cose, anche l’esame non si sa come sarà dato che sarà diverso dai precedenti. Io sono pronta, non credo che interferisca con i miei programmi sportivi».
Che ormai non si arrestano mai, data la caratura dell’atleta, ormai lanciata a livello internazionale.
«A breve ci sono in programma la Bo Classic, il Campaccio dove correrò assieme alle assolute (lei è ancora junior), poi Villalagarina o la 5 Mulini, forse anche tutt’e due. Tutto in preparazione ai campionati mondiali di campestre, under 20, che si svolgono in Danimarca. Nei miei programmi ci sono anche i campionati europei su pista, a inizio luglio, peccato che sia stata cancellata la gara sulla distanza che prediligo, i 3.000, vuol dire che mi cimenterò sia sui 5.000, sia sui 10.000. E poi ancora i campionati mondiali di cross, in Portogallo». 
Una campionessa europea li deve vincere…
«Eh, lì ci sono le africane, e non solo». 
Guardando oltre, c’è il 2020. Con le Olimpiadi (sorriso a 32 denti, sguardo brillante…). Beh, ci spero».
Sempre che quel fidanzato triestino (Jacopo de Marchi) con cui fa coppia da un anno non disturbi questo percorso. 
«No. E’ una cosa seria. Lui è un ragazzo serio, anche lui un atleta. Non mi disturba, anzi mi aiuta, è di stimolo». 
Le tue giornate: scuola, studio, allenamenti. Chilometri su chilometri.
«Mediamente credo di percorrerne una settantina a settimana, mi alleno sei giorni su sette. Non solo chilometri, d’altronde, anche palestra ed esercizi specifici. Non mi pesa». 
Lo si vede da come corre. Nella gara di Tilburg sembrava non accusare alcuna fatica. Era già certa di vincere, forse. 
«No, tutt’altro. Non provo fatica fisica, ma quella mentale c’è, e la sento. Sono partita convinta di potercela fare, il solo timore è che ci fosse qualcuna più veloce di me, d’altronde in gara c’erano campionesse europee e bronzi mondiali. Ma ce l’ho fatta, le ho battute». 
Insomma, come bere un bicchier d’acqua. Lo scaffale dei trofei è pieno, ora si è aggiunto un oro europeo, bisognerà ampliarlo.
Certo di ulteriori successi è il papà Giuliano, suo allenatore: «Non finisce qui. In Olanda ero certo della sua vittoria. Se Nadia scopre dentro sé quanto vale, non la ferma più nessuno».

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