Belcoredo spa, accordo con i creditori Rilancio in mano a Luigi Sartori

Sospiro di sollievo in Predaia, dove Belcoredo spa, società che opera nel teleriscaldamento, che però non ha mai dato utili: i ricavi ammontano a circa 500 mila euro l’anno, e nel tempo il debito accumulato è giunto a quasi 3 milioni 800 mila euro.
Realtà insostenibile, tanto da mettere in moto un nugolo di soggetti, per giungere ad un accordo di ristrutturazione, conclusosi con un rogito notarile lunedì 30 ottobre, sottoscritto dall’attestatore Carlo Paternolli, e prossimo alla (ora scontata) firma di un giudice. Senza questa nuova «luce», sarebbe stata chiusura: ed i 170 utenti (tra cui tutti gli edifici comunali) sarebbero stati costretti a far montare caldaie, tornando al riscaldamento tradizionale (gasolio, metano…).
La svolta - viene spiegato da quanti hanno condotto le operazioni - è avvenuta a gennaio di quest’anno, quando vi è stato il coinvolgimento di Luigi Sartori quale amministratore unico , imprenditore di Fondo, presidente di quella Bioenergy che opera nello stesso settore, e che da tre anni chiude i bilanci in utile – segno che anche il teleriscaldamento, se ben gestito, può funzionare. 
Lo scoglio maggiore erano i creditori: al 90% istituti di credito, e tra questi il maggiore era Cassa Rurale d’Anaunia, la «cassa» locale, oltre a Unicredit e Cassa Rurale centrale. Proprio da Cassa rurale d’Anaunia è giunto l’input, grazie alla lungimiranza della direttrice Giuliana Cova, per risolvere il dilemma: tutti i piccoli creditori rinunciano a una fettina, le banche, Tassullo Energia, Dolomiti Energia ed un fornitore di cippato rinunciano ad un 40% del loro credito, così il debito residuo si riduce a circa 2 milioni di euro; con rientro del loro avere in un arco di 15 anni.
Mica semplice convincere tutti, soprattutto i creditori privati; ma i commercialisti del centro consulenze e servizi Domus, team composto da Paolo Bresciani, Massimiliano Francesconi e Federico Calliari hanno lavorato per un anno, in collaborazione con l’avvocato Claudio Gennari, e il risultato è quello sopra descritto. Il compito era tutt’altro che agevole: basti considerare un dato, il patrimonio netto di Belcoredo Spa era sotto zero. 
Dal dialogo, dalle trattative, è giunta la conclusione, e – soprattutto – è stato evitato il fallimento, con conseguenze non solo per gli azionisti, ma anche per gli utenti. In buona parte piccoli azionisti: gli unici pacchetti considerevoli erano in capo a Tassullo Energia (30%) e Comune di Predaia (poco più del 28%). 
Il maggiore impulso, per giungere ad una conclusione positiva, lo ha dato appunto Luigi Sartori, coinvolto a gennaio. 
Studiata la situazione, e la realtà di Belcoredo, è stato lui ad indicare delle linee guida: a suo avviso, fin dall’inizio, se ne poteva uscire, prestando grande attenzione a garanzie gestionali, ed in particolare alla gestione dei costi, cui forse in precedenza era stata prestata una attenzione relativa. Chiaro, senza lo «sconto» da parte dei creditori, uscire dall’impasse sarebbe risultato difficile. Ma anche i creditori più restii si sono resi conto dei due futuri possibili: il peggiore, perdere tutto o quasi; il secondo, recuperare, sia pure sul lungo periodo, il 60% del credito.
Non serve un economista, per capire quale sia la soluzione migliore…
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