Dalla Val di Non all'Expo

Luigi Prevedel, noto per la scultura in marmo realizzata ad onore del suo  compaesano Stefano Zuech, diventa rappresentante ufficiale dell’arte trentina all’Expo di Milano.

«La sua scultura sarà esposta nel padiglione cultura della Provincia», annuncia il consigliere provinciale Mauro Ottobre, che di marmi se ne intende, dato che la commercializzazione di tale prodotto è un marchio di famiglia. «Sarà l’opera di Prevedel a rappresentare l’arte trentina per la scultura», afferma Ottobre, confermando una chiamata telefonica giunta da Milano, con all’altro capo del filo Vittorio Sgarbi, cui seguirà un incontro con Prevedel nel capoluogo lombardo, anche per decidere dove posizionare la sua opera.
«Per noi è un motivo di orgoglio», continua  Ottobre. «Significa valorizzare quest’opera che, devo ammetterlo, mi ha stupito, il giorno dell’inaugurazione. La sua esposizione all’Expo può anche rappresentare per Prevedel l’inizio di una importante carriera».


L’idea di realizzare una scultura a ricordo di Stefano Zuech, autore del busto di Gian Battista Lampi esposto a Romeno, noto per il monumento a padre Eusebio Chini che fa bella mostra di sé ai giardini trentini di Piazza Dante realizzato nel 1930, nonché per i fregi che decorano «Maria Dolens», la campana dei caduti di Rovereto, a Luigi Prevedel, artista eclettico, di professione piastrellista e carpentiere, era venuta nel 2010. Affascinato dalla figura di Zuech, l’allora quarantenne Luigi Prevedel, già cimentatosi con la pittura, aveva deciso di acquistare un blocco di marmo e lavorare di scalpello. Lavorando e levigando quel marmo giorno e notte, per mesi, addirittura costruendo in proprio gli strumenti necessari per compiere la sua opera, da molti definita vera opera d’arte. Un lavoro che ora lo porta sotto i riflettori dell’evento mondiale dell’Expo in rappresentanza dell’intero Trentino.

La statua dedicata a Zuech era stata inaugurata nel luglio 2013, dopo 2.400 ore di lavoro, tra difficoltà e momenti di sconforto. Immediatamente Prevedel aveva ottenuto consensi locali: Mauro Ottobre aveva definito l’artista «Il Michelangelo della Val di Non», mentre Caterina Dominici affermava che non appena vista la statua «sembrava che le mani si muovessero e gli occhi si animassero».

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