Il processo

Investito all’altezza di Zambana perde una gamba, si va verso l'archiviazione

La vittima stava cambiando la ruota della sua auto quando è stata centrata da un tir: un mese e mezzo in coma e l'amputazione. Ora chiede che le indagini proseguano. Per la procura la parte offesa era china, in posizione non visibile e in un luogo buio

IL FATTO Travolto da un camion nel cuore della notte
 

di Marica Viganò

ZAMBANA. Un mese e mezzo di coma farmacologico, l'amputazione della gamba e un lunghissimo periodo di riabilitazione sono le conseguenze patite da un uomo, all'epoca 39enne, a seguito di un terribile incidente stradale: era stato centrato da un autocarro mentre sostituiva la ruota della propria auto. L'investimento era avvenuto sulla provinciale 235 all'altezza di Zambana, in direzione Trento, nel cuore della notte.

Erano le 2.45 circa del 31 gennaio 2023 e da allora la vita dell'uomo, a cui è stato riconosciuto il 60% di danno biologico, è profondamente cambiata tra ricoveri, terapie farmacologiche e fisioterapiche. Eppure per quell'incidente potrebbero non esserci responsabili: la procura ha chiesto l'archiviazione per l'unico indagato, un cinquantenne trentino che era alla guida del camion e che per primo aveva chiamato i soccorsi.

«Ho sentito un urto, mi sono girato alla piazzola di sosta che è poco più avanti per capire cosa era accaduto - aveva spiegato ai carabinieri - ho visto un'auto ferma a lato strada e una persona a terra che chiedeva aiuto». Nei confronti dell'autista era stato aperto un fascicolo con l'ipotesi di lesioni stradali gravissime, per aver investito una persona mentre guidava il proprio mezzo «con imprudenza, negligenza e imperizia», per non essere riuscito a controllare il veicolo e per non aver viaggiato ad una velocità che consentisse di procedere in sicurezza e di fermarsi tempestivamente davanti ad un ostacolo.

L'auto della parte offesa, una Alfa Romeo Mito, era accostata a lato strada e il 39enne, secondo la ricostruzione dell'accaduto, si trovava in prossimità della striscia che separa il lato destro della carreggiata dalla corsia di emergenza perché intento a sostituire la ruota anteriore sinistra.

L'autista del camion non si era accorto della presenza dell'uomo, ma potrebbe non essere sua la colpa dell'accaduto: nella richiesta di archiviazione formulata dalla procura viene evidenziato che il luogo dell'incidente non era illuminato, che l'Alfa Mito aveva le luci spente e che la vittima era presumibilmente in posizione china dunque non visibile, anche perché priva del giubbino catarifrangente.

L'automobilista, attraverso il suo legale, si è opposto alla richiesta di archiviazione sostenendo che le luci del bagagliaio (lasciato aperto) erano accese, così come le frecce di emergenza: grazie a questo tipo di illuminazione era stato possibile effettuare operazioni quali inserire il cric sotto la vettura e svitare i bulloni della ruota. È stato inoltre evidenziato che diversi tir prima dell'investimento avevano percorso la stessa strada, senza che avvenisse alcun urto con la persona o con la vettura.

L'avvocato Domenico Acciarito del foro di Caltagirone, legale della parte offesa, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari ulteriori indagini medico-legali ritenendo che le ferite riportate dalla vittima nella zona della coscia (e che hanno determinato l'amputazione dell'arto) siano incompatibili con una posizione china: se davvero l'automobilista fosse stato rannicchiato - è la tesi della difesa - l'urto riconducibile alla pedana del tir avrebbe interessato il tronco del corpo e non la gamba. Date le istanze della parte offesa, il giudice ha concesso alla difesa del cinquantenne trentino indagato un nuovo termine per il deposito di una memoria scritta.

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