Il fatto

Mezzocorona, una frana da 300 metri cubi ferisce Castel San Gottardo. Il vallotomo protegge la vallata

Un crollo di roccia ha interessato la zona, modificandone il profilo. Area classificata a pericolosità elevata e accesso ancora interdetto per sicurezza

MEZZOCORONA. Castel San Gottardo è stato interessato ieri da un imponente crollo di roccia proveniente dalla parete che sovrasta la fortificazione. Il distacco, stimato in circa 300 metri cubi di materiale, è stato favorito dai cicli di gelo e disgelo e dallo stato di fratturazione della roccia, ed è stato accompagnato da un forte boato. L’evento ha modificato in modo significativo il profilo del sito storico, già segnato dal tempo e da precedenti fenomeni franosi.

Il crollo ha coinvolto non solo la cortina muraria, ma anche la porzione occidentale della struttura. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco volontari di Mezzocorona e i tecnici comunali. Il Servizio Geologico della Provincia autonoma di Trento ha effettuato un sopralluogo tecnico, supportato anche da rilievi con droni, che ha consentito di individuare la nicchia di distacco e le traiettorie dei blocchi rocciosi, alcuni dei quali di dimensioni pari a decine di metri cubi.

Determinante per la protezione delle aree a valle è risultato il corretto funzionamento del vallotomo, opera di mitigazione del rischio realizzata nel 2022 dopo la frana del 2021. Il sistema di contenimento ha trattenuto gran parte del materiale franato, limitando la dispersione dei detriti e impedendo che i blocchi raggiungessero edifici e aree agricole sottostanti. L’ultimo evento di crollo nella zona risaliva al dicembre 2024.

Secondo la Carta di sintesi della pericolosità, l’area è classificata a pericolosità elevata (P4), una condizione direttamente correlata ai fenomeni di crollo. Alla luce della situazione, è stato raccomandato il rafforzamento della segnaletica di interdizione e l’avvio di ulteriori approfondimenti geologici per definire gli interventi di medio termine. L’accesso a Castel San Gottardo resta vietato per motivi di sicurezza, a causa del rischio residuo di nuovi crolli o della caduta di detriti.

(foto Servizio Geologico Pat)

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