Criminalità

Tentato colpo in gioielleria, indagini serrate: non si trascura nessuna pista

Per gli inquirenti i quattro rapinatori in azione da Dorelli sarebbero stati aiutati da un complice che faceva da «autista». Al setaccio le telecamere delle strade e dell'A22. Sotto sequestro la Panda rubata dalla banda ed utilizzata per la fuga verso l'autostrada: in corso analisi della scientifica. Per «aprire» l'auto è stato spaccato il finestrino

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LAVIS. Proseguono serrate le indagini dei carabinieri di Trento sulla tentata rapina a Lavis ai danni della gioielleria Obrelli, sabato sera, alla chiusura del negozio. E se la Panda bianca rubata, sulla quale sono scappati i malviventi, risulta essere ancora sotto sequestro per accertamenti da parte della scientifica, ora gli elementi raccolti fanno anche pensare che ci fosse un quinto uomo in supporto al gruppo.

Un'ipotesi, ancora al vaglio dei militari, ma che non può essere scartata vista la dinamica dei fatti. A pochi giorni dal violento episodio che ha impaurito tutto l'abitato nel cuore della Rotaliana, la famiglia titolare del negozio prosegue con la sua attività, non senza timore. L'attività di ricerca dei militari dell'Arma prosegue per cercare di risalire e individuare le figure che quella sera si sono presentate ai titolari, munite di pistole e con una maschera da "anziano" per celare il volto. Per non escludere alcuna pista, gli inquirenti hanno acquisito tutte le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e quelle degli imbocchi delle principali arterie stradali.

Parla Maurizio Obrelli: "Avevano due pistole, è andata anche bene"

Il giorno dopo la tentata rapina di Lavis, parla Maurizio Obrelli: "Grazie a tutti per la solidarietà. Durante l'azione criminale c'è stato anche uno sparo". Intervista di Leonardo Pontali, riprese di Daniele Panato

Il gruppo, dopo aver abbandonato la Fiat, potrebbe essere andato oltre confine per far perdere le sue tracce. La Panda non è stata ancora restituita al legittimo proprietario che immediatamente, il giorno della tentata rapina, ne aveva denunciato la scomparsa. Secondo le ricostruzioni l'uomo, della zona, aveva lasciato l'auto parcheggiata. Poi i rapinatori, spaccato il finestrino per introdursi all'interno del mezzo, erano riusciti a rimetterla in moto per fuggire.

La banda - forse mal assortita data la poca freddezza dimostrata dallo sparo verso il soffitto del negozio - si è però dimostrata organizzata dal punto di vista tecnico-logistico. Se quattro sono i malviventi visti da Gianfranco e Maurizio Obrelli, fra cui uno con la maschera da vecchio ed un bastone, gli investigatori non escludono che ci sia anche un quinto complice: un uomo che avrebbe fatto da autista. I rapinatori, due dei quali avevano una pistola, potrebbero essere stati accompagnati nei pressi della gioielleria dal complice che poi li avrebbe attesi vicino all'autostrada con una o più auto "pulite". O forse è rimasto nei pressi della gioielleria, a debita distanza dal gruppo armato, e ha individuato la macchina da rubare - la Panda - per raggiungere la periferia.

Arrivati nel punto in cui c'è stato il successivo scambio di auto (dove è stata trovata la Panda) è possibile che i malviventi si siano allontanati su più mezzi e non uno solo, per non attirare troppo l'attenzione: cinque uomini su una macchina, soprattutto dopo che è scattato l'allarme per la rapina, rischiano di non passare inosservati.

Gli investigatori stanno visionando le telecamere pubbliche e private poste sulle strade considerate possibili vie di fuga dei rapinatori, per capire da dove siano arrivati e, soprattutto, che direzione abbiano preso per lasciare il paese e probabilmente anche la provincia.

Si cercano risposte ai molti interrogativi anche dai filmati dell'Autobrennero: al setaccio le targhe dei mezzi in transito negli orari precedenti e successivi alla tentata rapina. Gianfranco Obrelli, nel cercare di respingere i rapinatori che volevano entrare in gioielleria, è stato da questi colpito al collo ed alla schiena e ha trascorso la notte in ospedale.

«Ho reagito d'istinto» sono state le sue parole. L'idea dei negozianti è che ad agire sia stata una «banda di balordi», che neppure sapevano dell'esistenza di casseforti temporizzate e dunque della possibilità che il colpo sfumasse. Balordi e, proprio per questo, pericolosi. F.C. e Ma.Vi.

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