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Mezzocorona perde uno spazio Franco: Matteo Luchin e Fabio Ferrari chiudono il bar aperto nel 2021

In quattro anni il locale era diventato un vero punto di incontro e confronto anche politico e amministrativo. Per i due gestori un abbandono triste Ora Multiservizi deciderà cosa farne: ci sono già diverse proposte da valutare

MEZZOCORONA. La notizia è arrivata all'improvviso e ha lasciato un senso di vuoto. Il Bar Franco, riaperto nel 2021 da Matteo Luchin e Fabio Ferrari, abbassa la serranda. La decisione ha sorpreso molti cittadini, perché in pochi anni quel locale era diventato qualcosa di più di un semplice bar.Quando i due ragazzi decisero di ridare vita a quello spazio, il contesto era tutt'altro che favorevole.

L'Italia stava ancora facendo i conti con le restrizioni legate al Covid e il futuro sembrava molto incerto. Nonostante questo, Matteo e Fabio hanno creduto nella possibilità di trasformare un momento difficile in un'occasione di rinascita. La loro idea non era quella di aprire un'attività da affiancare al lavoro principale (tutti e due hanno altre professioni avviate). Il progetto nasceva, invece, da un sogno e dall'intenzione di costruire un luogo capace di accogliere e di creare legami.

Anche il nome scelto aveva un significato forte. "Franco" era il nome dei loro padri e al tempo stesso evocava la sincerità, la chiarezza, la capacità di porsi con gli altri in modo diretto e rispettoso. In questo spirito, il bar è cresciuto giorno dopo giorno. Si è trasformato in uno spazio di incontro, ascolto e confronto. La piazza pedonalizzata, che più di dieci anni fa aveva suscitato timori e critiche, è diventata un valore aggiunto. Negli anni si è affermata come il vero centro della vita sociale del paese e a partire dal 2021 il Bar Franco ne è stato parte integrante.

La decisione di chiudere non nasce da motivi economici. L'attività va molto bene. Negli ultimi mesi, però, sono emerse difficoltà personali e familiari. Delegare non è semplice e la volontà è quella di non vedere snaturato un percorso che ha avuto senso solo perché vissuto in prima persona.Durante l'intervista, i volti dei gestori parlavano più delle parole. C'era tristezza per la conclusione di un'esperienza, ma anche gratitudine per quanto costruito. Hanno ricordato matrimoni e funerali, la gioia di un brindisi e il silenzio rispettoso dopo una cerimonia di addio, i sorrisi leggeri delle mattine estive e le conversazioni più impegnate della sera. Sempre con lo stesso stile, con un modo di essere che potremmo definire semplicemente franco.

«Un grazie all'amministrazione comunale - sottolineano insieme - che ci è sempre stata vicina. Non si è trattato solo di sostegno burocratico o logistico, ma anche di fiducia e di vicinanza. Non era raro che una discussione iniziata in consiglio o in giunta proseguisse da noi in modo non istituzionale. segno che lo spazio era diventato davvero parte della vita pubblica del paese. In queste ore molti sono passati a portarci un saluto e un abbraccio».

Per il futuro non c'è ancora una risposta. Lo spazio resterà chiuso in attesa delle decisioni del gruppo Multiservizi che ne è proprietario. Il presidente Germano Preghenella ha specificato che sul tavolo sono già arrivate diverse proposte e che nelle prossime settimane verrà fatta un'analisi per comprendere se verrà nuovamente allocato o ceduto. Ma qualunque sarà la scelta, resterà l'impronta di questi quattro anni. Un tempo breve solo in apparenza, che ha lasciato ricordi e legami profondi.Questa è la storia di due giovani che hanno creduto in un sogno e lo hanno condiviso con un intero paese. È la dimostrazione che un locale può diventare parte della vita di una comunità e specchio delle emozioni. È anche la prova che si può costruire qualcosa di autentico senza calcoli economici.

Il Bar Franco è stato un modo di essere, di vivere la piazza e di interpretare il senso della comunità. Oggi si potrebbe dire, evocando Fabrizio de Andrè, che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.

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