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Frode del vino nell'Oltrepò

perquisita la cantina La Vis

Patton: «Noi siamo vittime»

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Ieri mattina uomini della Guardia di Finanza di Pavia, che indagano su una frode nel settore vinicolo, si sono presentati negli uffici della Cantina di La-Vis e Valle di Cembra sca. Precisiamo subito che la cooperativa trentina è estranea alle indagini e nulla le viene contestato. Gli investigatori hanno raccolto documenti sui rapporti commerciali tra La Vis e la Cantina Sociale di Canneto Pavese, azienda che invece è al centro delle indagini. Secondo l’accusa, la cantina sociale dell’Oltrepò avrebbe venduto come fossero Doc e Igt vini di qualità inferiore, prodotti con uve non certificate come biologiche o addizionati con aromi o anidride carbonica. In questa prospettiva La Vis è una potenziale parte lesa e quindi - sottolinea il presidente della cooperativa Pietro Patton - è interessata a che si faccia piena luce.
Gli acquisti di vino da parte di La Vis - alcune decine di ettolitri di rosso - sono un aspetto marginale di un’inchiesta che a Pavia ha portato all’arresto di cinque persone. Gli indagati sono titolari di aziende vinicole e cantine sociali, ritenuti responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine di prodotti alimentari.
Carabinieri e uomini delle Fiamme Gialle ieri hanno fatto perquisizioni e acquisizioni di documenti in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e in Trentino, a Lavis. «Abbiamo consegnato alla Guardia di finanza tutta la documentazione richiesta - sottolinea il presidente di La Vis - relativa ai nostri rapporti di natura commerciale con la Cantina Sociale di Canneto Pavese. Abbiamo acquistato vino sfuso nel 2017, 2018 e 2019. Non ricordo di che vino si trattasse ma di certo era accompagnato da tutte le certificazioni che ne confermano l’origine, la qualità e l’eventuale doc. Se ci dovessero aver venduto vino di qualità inferiore a quanto dichiarato, noi, che sulla qualità non deroghiamo, saremmo parte lesa. Inoltre abbiamo affittato alla cantina pavese degli spazi dove hanno stoccato il loro vino».
Dall’inchiesta sull’azienda pavese sono emersi consistenti ammanchi di cantina: ossia la differenza tra la quantità fisica di vino presente nelle cisterne e quella commerciale riportata nei registri (che era decisamente superiore). «L’ammanco, risultato pari a circa 1.200.000 litri - sottolinea un comunicato della procura di Pavia, Carabinieri e Guardia di Finanza -, ha determinato per il produttore una ulteriore possibilità di vendita di vino contraffatto per un valore di svariati milioni di euro. L’ammanco è stato creato falsificando le rese dell’uva per ettaro mediante bolle di consegna relative ad uve mai conferite in azienda da agricoltori compiacenti».
A tutto ciò La Vis è estranea.
«Il nostro interesse - conclude Patton - è che se qualcuno ha barato venga individuato e sanzionato perché danneggia chi sul mercato opera correttamente».


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