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Rurale di Lavis, esposto in arrivo

e soci in fuga: portano via i risparmi

dopo la fusione con Trento 

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I primi soci già l’altro ieri hanno iniziato a spostare la propria liquidità. Oppure, chi poteva, a chiudere direttamente il conto corrente alla Cassa Rurale Lavis, Mezzocorona e Val di Cembra. E in serata il «fronte del no alla fusione» ha fatto anche un incontro da un avvocato, per studiare le prossime mosse.

I 521 soci che venerdì sera hanno detto no alla fusione con Trento stanno per passare al contrattacco. E non solamente attraverso un cambiamento di banca, cosa che soprattutto nei prossimi giorni diversi soci faranno, ma soprattutto con un esposto alla Procura. Oggetto dell’azione, la regolarità dell’assemblea andata in scena alle Cantine Rotari svoltasi per alzata di mano: da Statuto secondo i vertici della Cassa ma anacronistica per i contrari, al pari della gestione della registrazione dei voti terminata dopo mezzanotte e del non aver nominato il revisore dei conti, i probiviri ed il socio scrutatore.

Tra i fatti contestati, la partenza dei pulmini per riportare a casa i soci della val di Cembra dopo la votazione, rendendo impossibile per i contrari far registrare il proprio voto, e la chiusura del garage della cantina che chiudendo a mezzanotte ha spinto in diversi a non aspettare per registrare la propria contrarietà e tornare a casa.

Video, foto e testimonianze di questi ed altri fatti capitati durante l’assemblea che ora saranno raccolti in questo esposto che un avvocato di Trento presenterà in Procura per chiedere l’annullamento dell’assemblea.

Intanto il malcontento in una base sociale spaccata spinge i primi soci a lasciare la cassa. «Ho già iniziato a spostare tutta la mia liquidità – commenta Pier Dal Rì, architetto ed ex dirigente provinciale – ed ho mandato una email ai miei contatti riportando il mio nuovo Iban. Che in tanti soci abbiano ora perso la fiducia nella loro Cassa Rurale è sicuro, non la si avverte più come una realtà collegata con il territorio. L’assemblea è stata gestita nel modo migliore per arrivare al risultato che volevano loro. Abbiamo il dovere morale di essere garanti della regolarità dell’assemblea dei soci: a qualunque gioco prima di giocare bisogna conoscere le regole, mentre quando in apertura di lavori ho pubblicamente chiesto come si sarebbe votato non mi è stata data nessuna risposta».

Una votazione per alzata di mano, con conseguente registrazione solo dei voti contrari o astenuti, che ha irritato diversi soci. E, secondo il «fronte del no», ha spinto diversi soci contrari ad andarsene. «Dopo questa assemblea resto della stessa idea che avevo durante la serata, ovvero una contrarietà a questa fusione – aggiunge Simone Santuari, presidente della Comunità di Valle della Val di Cembra – capisco che chi faccia l’imprenditore o viva in centri più grossi possa non capire i nostri timori. Ma noi in val di Cembra siamo una piccola comunità, viviamo in comuni piccoli, più allontaniamo il centro delle decisioni e tutto diventerà più complicato. A parte il comparto del porfido, i nostri artigiani e piccole imprese sono molto preoccupate per questa fusione. E non è solamente una questione di mantenere uno sportello nei piccoli centri, veder sparire servizi come ad esempio la Cassa Rurale è un impoverimento del tessuto sociale ed economico dei nostri territori periferici». Un esempio è rappresentato, sempre in val di Cembra, dal negozio di alimentari di Grauno. Dove la Cooperazione qualche settimana fa ha deciso di non intervenire per tenere aperta l’unica attività commerciale in quanto «economicamente non sostenibile».Rurale

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