Salta al contenuto principale

Il boom dei concorsi di scultura

su legno: Egidio Petri inventa

i corsi, sempre tutti esauriti

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 32 secondi

Il profumo del legno nelle sculture di Egidio Petri è lo stereotipo che ha affascinato centinaia di suoi allievi che hanno frequentato i corsi promossi da biblioteche, associazioni e varie istituzioni di tutto il Trentino. La settimana scorsa Petri, con alcuni allievi, era sulla Paganella, al Rifugio Dosso Larici, per dare forma ad uno gnomo e ad un gallo cedrone ricavati da un tronco di cirmolo.

Oggi invece, Petri e i suoi adepti saranno a Faedo per ricavare dal legno alcune sculture ispirate ai canopi e, nell’ultimo fine settimana di luglio, la squadra degli scultori si trasferirà a Giovo, sempre per rievocare e valorizzare la storia dei canopi e il lavoro nelle miniere. Invitati da Piero Weber, gestore del rifugio a Fai della Paganella, Petri e i suoi allievi hanno trascorso due giorni al Dosso Larici, richiamando l’attenzione di decine e decine di turisti attirati dal profumo del legno e che non hanno perso nemmeno un istante per fotografare con il loro smartphone gli artisti al lavoro.

Dai corsi di scultura è nata una sorta di associazione goliardica, «En fin che ghé legn», per accompagnare lo scultore di Segonzano nelle sue trasferte e donare le statue in legno a chi offre loro ospitalità. «Essendo il Dosso Larici soprannominato il rifugio del Gigante - racconta il gestore Piero Weber - non potevano mancare tra le sculture in legno già esistenti quelle di un grande artista come Petri».

La scuola di scultura di Petri è frequentata, ogni anno, da un centinaio di allievi. E le richieste di partecipazione sono in costante aumento. Ricavare opere artistiche dal legno, sfogando la propria creatività, è divenuta una moda? «In un certo senso si potrebbe definirla così questa passione - risponde Petri - perché oggi, in Trentino, ci sono più scultori rispetto all’Alto Adige, considerato la patria delle opere artistiche in legno».
Il primo corso risale a venticinque anni fa e fu organizzato dalla biblioteca di Piné. Col passare degli anni, il numero degli allievi è cresciuto costantemente ed ora il corso si svolge suddividendo gli iscritti in squadre da otto scultori al massimo. Il corso si svolge in più livelli ed ogni corso è composto da dieci lezioni da due ore. La passione è talmente spiccata tra gli allievi, che in venticinque anni un solo corsista si è ritirato. Vi sono persino persone che arrivano dal Veneto, dalla Lombardia e dalla provincia di Bolzano per frequentare la scuola del legno. Qualcuno riesce poi a diventare un professionista come lei? «I corsisti non vengono per trovare un lavoro nella scultura del legno - risponde Petri - ma solo per pura passione. Devo ammettere, però, che alcuni di loro sono davvero bravi e che riescono, semmai, a fare della scultura il loro secondo lavoro». Oltre la passione, è la grande amicizia che lega gli allievi e che li induce ad accompagnare Petri nelle sue trasferte. Quella di Faedo e di Giovo, quindi, è un’occasione per ammirare le suggestive creazioni di questi artisti del legno, cresciuti sotto l’egida del maestro Petri, e che riescono ad incantare la gente con mazzuolo e scalpello.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy