A giudizio l'ex sindaca di Cembra Nardin e l'ex assessora Paolazzi

Sarà un processo pubblico a stabilire se l’accusa di turbativa d’asta per la realizzazione dell’impianto di cogenerazione a biomassa

Sarà un processo pubblico a stabilire se l’accusa di turbativa d’asta per la realizzazione dell’impianto di cogenerazione a biomassa nei confronti dell’ex sindaca di Cembra Antonietta Nardin, dell’ex assessora ai lavori pubblici Giovanna Paolazzi e dei due rappresentanti della ditta Pyro-Max a cui l’opera fu commissionata l’opera, Andrea Bassetti e , sia o meno fondata.
 
Ieri mattina, infatti, il giudice per l’udienza preliminare Marco La Ganga ha rinviato a giudizio tutti e quattro gli imputati, che dunque hanno scelto di non accedere a riti alternativi. Le difese - gli avvocati Lorenzo Eccher per Nardin, Flavio Maria Bonazza per Paolazzi e Monica Baggia per i due imprenditori - avevano chiesto il proscioglimento, decise a dimostrare semmai in un dibattimento pubblico la correttezza dell’operato degli ex amministratori e dei due imprenditori.
 
In ottobre si aprirà dunque il processo a loro carico e in aula, rappresentato dall’avvocato Nicola Stolfi, sarà presente anche il Comune di Cembra Lisignago, che nella scorsa udienza si era costituito parte civile. «A questa decisione - aveva spiegato il sindaco Damiano Zanotelli - siamo arrivati constatando come gran parte del danno che il Comune ha subito, sta subendo e ancora subirà (visto che c’è un mutuo da pagare), deriva dalle modalità con cui è stata scelta la ditta che ha realizzato l’impianto. Essa in buona sostanza non aveva i requisiti di esperienza per meritare tutta la fiducia che invece ha avuto». 
La vicenda al centro del procedimento penale riguarda la realizzazione dell’impianto in zona Campagna Rasa per la produzione di energia elettrica, impianto attualmente fermo. Per quanto riguarda l’accusa, nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pubblico ministero Carmine Russo si sostiene che in concorso tra loro, Nardin in qualità di sindaco pro-tempore del Comune di Cembra, Paolazzi in qualità di assessore ai lavori pubblici, Mazzolini in qualità di amministratore unico e rappresentante della società Pyro-Max e Bassetti, in qualità di agente della società Pyro-Max che ha tenuto i rapporti con il Comune di Cembra, con mezzi fraudolenti avrebbero turbato la procedura di affidamento dei lavori per la realizzazione dell’impianto, agevolandone l’aggiudicazione alla ditta Pyro-Max.
 
 In particolare - sempre secondo l’accusa - sindaca e assessora, ancor prima di indire la seconda gara d’appalto (andata deserta la prima) avrebbero concordato con Bassetti, che agiva per conto della Pyro-Max, anche mediante incontri e riunioni presso i locali comunali, l’affidamento ad essi della realizzazione dell’impianto.Inoltre, sempre secondo la Procura, l’ex sindaca Nardin, avrebbe indicato al funzionario responsabile del procedimento le cinque imprese da invitare alla gara, in cui formalizzava l’offerta soltanto Mazzolini per conto della Pyro-Max srl. Ma per l’accusa le interferenze di Nardin e Paolazzi non avrebbero risparmiato l’attività della commissione tecnica indetta dal Comune per accertare l’esistenza dei requisiti di natura tecnica ed amministrativa della società aggiudicataria.  Accuse pesanti, che gli imputati però respingono e sulle quali le difese sono però pronte a dare battaglia.
 
L'ex sindaca: «Massima fiducia nella magistratura». Serena perché forte della convinzione di poter dimostrare a processo la propria estraneità a quanto le viene contestato. Così l’ex sindaca di Cembra Antonietta Nardin ha accolto il rinvio a giudizio (deciso anche per l’ex assessora Giovanna Paolazzi e per i rappresentanti della ditta Piromax Andrea Bassetti e Roberto Mazzolini) per il reato di turbativa d’asta. «Come ho già avuto modo di dire in occasione della richiesta di rinvio a giudizio, nutro massima fiducia nella magistratura - ha ribadito Nardin -. Sono assolutamente stra-sicura che il procedimento si chiuderà come ho sempre pensato, con buona pace di quanti hanno strumentalizzato la vicenda». La scelta di andare al dibattimento sottende la convinzione di poter dimostrare la propria innocenza davanti al giudice: «Il dibattimento - conferma Nardin - è il luogo principe per la creazione della prova ed io lo attendo in grande serenità».

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