Cembra, chiesto il rinvio a giudizio per l'ex sindaca e l'ex assessora

L’imputazione è di quelle pesanti per un amministratore pubblico: turbativa d’asta. A difendersi dall’accusa legata all’impianto a biomassa di Cembra, sono chiamate l’ex sindaca, Antonietta Nardin e la sua assessora ai lavori pubblici, Giovanna Paolazzi
Figure apicali dell’Amministrazione che ha governato il Comune di Cembra fino al 31 dicembre 2015 - prima dell’arrivo della commissaria Barbara Lorenzi che ha gestito il passaggio al nuovo comune di Cembra Lisignago - Nardin e Paolazzi nei giorni scorsi di sono viste notificare la richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dal pubblico ministero Carmine Russo al giudice per le indagini preliminari Marco La Ganga, a cui spetterà la decisione su rinvio a giudizio o proscioglimento.
 
Il provvedimento è conseguente alla lunga attività di indagine condotta dalla guardia di finanza a proposito dell’iter che ha portato alla realizzazione in zona Campagna Rasa dell’impianto a biomassa per la produzione di energia elettrica da parte della ditta Pyro-Max srl. Assieme all’ex sindaca ed all’ex assessora, anche le figure di riferimento della società in questione, Andrea Bassetti e Roberto Mazzolini sono imputate per la stessa ipotesi di reato.
Nella richiesta di rinvio a giudizio si sostiene che in concorso tra loro, Nardin in qualità di sindaco pro-tempore del Comune di Cembra, Paolazzi in qualità di assessore ai lavori pubblici, Mazzolini in qualità di amministratore unico e rappresentante della società Pyro-Max e Bassetti, in qualità di agente della società Pyro-Max che ha tenuto i rapporti con il Comune di Cembra, con mezzi fraudolenti avrebbero turbato la procedura di affidamento dei lavori per la realizzazione dell’impianto, agevolandone l’aggiudicazione alla ditta Pyro-Max.
 
In particolare sindaca e assessora, ancor prima di indire la seconda gara d’appalto (andata deserta la prima) avrebbero concordato con Bassetti, che agiva per conto della Pyro-Max, anche mediante incontri e riunioni presso i locali comunali, l’affidamento ad essi della realizzazione dell’impianto. Ma non è tutto: sempre secondo la Procura, Nardin, organo politico avrebbe indicato al funzionario responsabile del procedimento le cinque imprese da invitare alla gara, in cui formalizzava offerta soltanto Mazzolini per conto della Pyro-Max srl. Le interferenze di Nardin e Paolazzi non avrebbero risparmiato l’attività della commissione tecnica indetta dal Comune per accertare l’esistenza dei requisiti di natura tecnica ed amministrativa della società aggiudicataria. Venute a sapere che la commissione non avrebbe dato parere favorevole all’aggiudicazione, sindaca ed assessora avrebbero fatto - sempre stando a quanto ricostruito dalla Procura - pressioni verbali sul segretario comunale, sul commissario esterno e sul responsabile dell’ufficio tecnico, avocando poi a sé la decisione di procedere all’aggiudicazione. In data 31 ottobre 2012 la giunta comunale aggiudicava i lavori alla Pyro-Max, demandando alla stessa l’affidamento della progettazione esecutiva, direzione lavori, contabilità di cantiere e coordinamento della sicurezza, con sottoscrizione del contratto d’appalto in data 23 dicembre 2013.
 
L’udienza preliminare per decidere del rinvio a giudizio o del proscioglimento, è stata fissata dal Gip Marco La Ganga il prossimo 1 dicembre alle ore 12.30.
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