Il caso

Rompono un tubo dell'acqua, condannati

In tre sono stati accusati di danneggiamento: sette mesi all'ex vicesindaco di Fiavè, Farina, e al custode forestale, assoluzione per l'ex sindaco Zambotti

TRENTO. Si è conclusa dopo sette lunghi anni, la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolta l'allora amministrazione comunale di Fiavé contro un privato. Il motivo del contendere? Una conduttura d'acqua di un'azienda agricola giudicariese, allacciata alla sorgente con le necessarie autorizzazioni, distrutta - secondo il proprietario «di proposito» - con una ruspa, per mano dell'ex vicesindaco Gian Santo Farina e di un custode forestale.

La controversia, che ha visto imputato anche l'ex sindaco Angelo Zambotti, si è trascinata per anni in tribunale, arrivando a sentenza nei giorni scorsi, in sede dibattimentale: se l'ex primo cittadino è stato scagionato dai giudici con un'assoluzione, non avendo concorso materialmente al fatto, il suo vice e il custode sono stati condannati rispettivamente a 7 mesi di reclusione, senza condizionale, per danneggiamento in concorso. A questo si aggiunge il risarcimento dei danni a favore della parte civile (da liquidare in sede civile), con provvisionale di 5mila euro, e circa altri 9mila, insieme alle spese legali.

Ma facciamo ordine. I fatti risalgono a fine estate del 2018, a seguito di una forte ondata di maltempo. Proprio questo evento meteorologico - a detta del titolare dell'azienda agricola - avrebbe rappresentato il pretesto per il Comune per poter intervenire sulla tubazione. Che regolarmente autorizzata con una determina del Servizio gestione risorse idriche della Provincia, agganciava il pozzetto posto sotto la cascata per portare l'acqua fino all'azienda per «uso irriguo e abbeveraggio di bestiame». La conduttura lunga circa due chilometri, non solo attraversava terreni e proprietà private, ma passava anche, per un tratto, sotto una strada comunale. Passaggio questo, che era stato più volte contestato da parte dei rappresentanti comunali.

È a questo punto della storia che si inserisce l'evento meteo, una bomba d'acqua, che avrebbe provocato dei danni al terreno. Tanto da portare l'amministrazione ad effettuare degli interventi, anche sulla tubatura del privato, prima urtata e poi rotta dalla ruspa comunale. Tali lavori sono finiti al centro della vicenda, finita sul tavolo della Procura. Il proprietario della conduttura, costituitosi parte civile e rappresentato dall'avvocato Andrea Stefenelli, ha denunciato infatti degli ingenti danni: lo sradicamento di circa 20 metri di tubo interrato che impediva l'accumulo delle acque, nei pressi del laghetto, ma anche il taglio e l'asportazione di un pezzo del tubo che ha portato a delle perdite per l'azienda che non si è più potuta rifornire dalla sua sorgente. A detta della parte civile, un'azione intenzionale. Accusa sempre rigettata dall'amministrazione. Come accennato, in sede penale, sono stati chiamati in tre a rispondere di danneggiamento in concorso.

Tortuoso l'iter per arrivare a una sentenza: per ottenere un risarcimento, la parte civile si era opposta a un'iniziale richiesta di archiviazione del pm per poi arrivare ad affrontare un lungo dibattimento. Ci vorranno 90 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza. Ma sulle due condanne dell'ex vicesindaco e del custode forestale incombe l'ombra della prescrizione da marzo. F.C.

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