L’ultimo saluto a Luciano Bonazza, pilastro del volontario trentino: “Persona unica”
Il dolore della vicesindaca di Caderzone: “Era stravagante, divertente, istrionico: i ragazzi disabili lo adoravano. Ricordo una vacanza al mare con la comunità dei disabili, quando Luciano venne come volontario”
BREGUZZO. Il vulcano si è spento. Detta così può apparire una metafora cruda, poco poetica, ma la scomparsa di Luciano Bonazza assesta un duro colpo alla voglia di fare poesia e di perdersi nella retorica. La scomparsa no, ma la vita di Luciano Bonazza invece è di quelle che si prestano ai toni sopra le righe, quasi leggendari.
Era nato a Breguzzo nel 1959 Luciano, che verrà ricordato proprio per il suo atteggiamento vulcanico: nell'animazione sociale, nel volontariato, nello sport. Ieri, domenica 25 maggio, le testimonianze si sono rincorse via telefono, nei social, negli scambi fra amici, tanto da rendere difficile mettere un po' d'ordine nella memoria.
Scuola e lavoro, anzitutto. Ha frequentato la scuola per infermieri e, al termine, ha trovato occupazione all'ospedale di Tione, insieme alla moglie Liliana, originaria della Valsugana, collega di studio e lavoro e compagna della vita.
La famiglia. Con lei ha avuto due figli: Nicola (che in un certo senso, fatte le dovute differenze, ha ripercorso la strada paterna, impegnato nel campo della terapia sportiva, nella palestra di Carisolo e a Condino, dove vive) e Filippo, che ha imboccato la strada della cucina.
Personaggio poliedrico. Proprio per questa sua poliedricità i ricordi vagano di settore in settore. Il calcio, ad esempio. Luciano Bonazza in gioventù ha frequentato i campi del calcio valligiano, facendosi un nome come stopper dagli impeccabili colpi di testa. Ha giocato nelle file del Breguzzo, prima di accasarsi nel Tione. Fra gli amanti del pallone erano in molti a ricordarlo per le sue doti di difensore. Negli ultimi anni si è dedicato con passione (a dire il vero faceva tutto con passione) alla palestra ed al sollevamento pesi.
Animatore sociale, si è detto. Non era di quelli capaci di stare con le mani in mano Luciano Bonazza. Lo ricorda Antonio Caola, presidente dell'associazione trasporto infermi di Pinzolo. «Faceva il volontario sulle ambulanze nei periodi stagionali più intensi». A questo punto Caola deve vincere il magone che stringe la gola e blocca la voce. «Ricordo la telefonata dell'agosto scorso. Di solito quando chiamava esordiva con la voce alta e lo spirito allegro: 'Ciao, com'èla?'. Quel giorno mi ha gelato: 'Ciao Toni, purtroppo devo dirti che mi tocca fermarmi'. Gli è caduto il mondo addosso, ma è caduto addosso anche a noi». Un altro lato viene ricordato da Caola: «Era un vero motivatore: i nostri volontari aspettavano il Ciano per i corsi di aggiornamento, perché era coinvolgente».
Fra i mille volti di Luciano Bonazza c'è pure quello di volontario nell'Associazione Carabinieri in congedo della Rendena e quello di speaker nelle manifestazioni. Perché aveva la battuta facile; e aveva l'approccio alla vita con lo sguardo rivolto agli altri. Lo si capisce da ciò che appariva ieri in rete.
C'era chi come Flavia Frigotto (vicesindaca di Caderzone Terme, ma educatrice nel ricordo di Luciano) ha postato su Facebook una testimonianza toccante. «Dovevo farlo - ci dice - perché era un personaggio. Era stravagante, divertente, istrionico: i ragazzi disabili lo adoravano. Ricordo una vacanza al mare con la comunità dei disabili, quando Luciano venne come volontario. Aveva un modo di rapportarsi con gli altri incredibile: per questo mi sono sentita di esprimere il mio pensiero pubblicamente».
Il fratello Giacomo (critico d'arte) racconta un altro pezzo della storia di Luciano: la presenza, meglio sarebbe dire il protagonismo nel volontariato del paese.
«Nella comunità di Breguzzo era immerso in lungo e in largo», commenta, pensando all'ultimo incarico di Luciano: responsabile della sezione locale degli alpini. E sabato ha finito la sua corsa: per dirla proprio con il linguaggio delle penne nere, è andato avanti. Il funerale di Luciano Bonazza si è svolto oggi alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Breguzzo.