Darzo in lutto: morto a 92 anni Antonio Piccinelli, uno dei pionieri dell'industria del Chiese
La forza dell'azienda è senz'altro la famiglia. Oggi Dario (figlio di Antonio) è il legale rappresentante del gruppo, mentre l'altra figlia Edi è stata la responsabile amministrativa. Altri figli di soci sono in azienda, e ora è arrivata pure la terza generazione
DARZO. Si è spento Antonio Piccinelli. Lo ha annunciato la campana di Darzo, che il 24 aprile pomeriggio ha fatto sentire i suoi rintocchi tristi. Aveva 92 anni ed era malato, ma è stato curato fino all'ultimo a casa dalla famiglia. Con Antonio se n'è andato uno dei pionieri dell'industria, non solo paesana, ma dell'intera valle del Chiese.
Era il 1954 quando quattro fratelli (originari della Valcamonica) misero in piedi un'aziendina meccanica. Il fondatore era Luigi; con lui c'erano Giovanni, Costanzo e Antonio. Erano figli di Giuseppe, minatore, che era arrivato a Darzo negli anni Trenta, chiamato da una delle ditte che scavavano la montagna per trovare solfato di bario: la barite, per le industrie delle vernici e per molti altri usi. Quando si fu ambientato chiamò la moglie e i nove figli: sei ragazzi e tre ragazze. Alcuni di loro furono assunti dall'industria mineraria, mentre i quattro che abbiamo nominato giocarono la loro scommessa imprenditoriale.
E dopo 71 anni si può dire senza discussione che l'hanno vinta, anche se non sono passati sempre attraverso periodi rosei. Anche oggi, che a guidare l'azienda sono gli esponenti della seconda generazione, il momento non è dei migliori: l'azienda (che occupa un'ottantina di lavoratori nello stabilimento di Darzo e nella zona di Rovereto) deve vedersela con la crisi dell'automotive, ed in particolare con la Dana, multinazionale che ha deciso di delocalizzare parte della produzione.
Ma torniamo agli albori, quando Luigi (assunto come tornitore alla Cima, uno dei tre stabilimenti minerari di Darzo) decise di mettersi in proprio. Era il 1953 quando acquistò un tornio. Ne parlò ai fratelli, che gli credettero, e l'officina all'entrata del paese, sulla statale del Caffaro, vicina alla casa della famiglia, iniziò il suo viaggio. Sicuramente fu aiutata dalla presenza delle aziende minerarie, che avevano lavori da affidare per la tornitura, ma negli anni successivi alla fondazione i fratelli Piccinelli ebbero incarichi anche da Campiglio, dagli impianti di risalita. Poi (anni '60) arrivarono le commesse delle ditte di trattori. Da allora è stato un crescendo costante.
La forza dell'azienda è senz'altro la famiglia. Oggi Dario (figlio di Antonio) è il legale rappresentante del gruppo, mentre l'altra figlia Edi è stata la responsabile amministrativa. Altri figli di soci sono in azienda, e ora è arrivata pure la terza generazione.