Giustizia / La causa

Incidente sulla neve, lite lunga 17 anni: un turista investito dallo snowboarder chiedeva 800mila euro di danni

Nel tempo ci sono stati quattro processi civili e una querela di falso. L’incidente è avvenuto sulla neve di Campiglio nel 2004: il contenzioso continua

TRENTO. Un risarcimento richiesto di 800 mila euro; quattro processi civili (non ancora conclusi benché siano trascorsi 17 anni dal fatto), una querela di falso (rigettata) a carico dell'agente in servizio sulle piste di Madonna di Campiglio che scrisse il verbale del "sinistro" sulla neve. Gli scontri sugli sci, come quello che accadde il 13 febbraio 2004 sulla Provetti Pradalago spesso con gravi conseguenze e magari senza assicurazione (presto obbligatoria), possono innescare un contenzioso civile virulento. Questo anche se nello sci la colpa è in capo a chi si trova a monte.

Lo ha scoperto a sue spese un turista di Città di Castello: dopo essere stato travolto e ferito, dichiarò di essere stato investito da un giovane snowboarder che si trovava «poco più in basso». Dichiarazione che poi è risultata decisiva nel far perdere allo sciatore la causa di primo grado nel processo civile intentato in Tribunale a Trento contro lo snowboarder (all'epoca minorenne), contro i suoi genitori (la famiglia è difesa dall'avvocato Vittorio Cristanelli) e contro la loro assicurazione per un danno complessivo quantificato in circa 800 mila euro.

Dichiarazione che venne poi sconfessata dallo sciatore che sostenne di aver dato all'agente una ricostruzione esattamente opposta a quella inserita nel verbale della polizia. Il procedimento civile davanti alla Corte d'appello di Trento venne dunque sospeso e l'attore riassunse la causa davanti al Tribunale di Perugia. Ma anche su questo nuovo fronte lo sciatore si vide respingere (l'ultima sentenza è delle scorse settimane) il suo ricorso facendo lievitare a decine di migliaia di euro le spese di giudizio fin qui affrontate per portare avanti la battaglia legale.

A 17 anni dal fatto possiamo affermare con certezza che ad avere la peggio tra snowboarder e sciatore è stato il secondo: quel giorno venne portato a valle con il toboga e poi trasferito in ospedale per la fattura della tibia. Il turista ora lamenta un danno permanente del 25%. La richiesta danni avanzata dallo sciatore è da far tremare i polsi perché superiore al massimale dell'assicurazione: 800 mila euro compreso il danno riflesso in favore della moglie e dei figli. Ma difficilmente lo sciatore vedrà un solo euro di quanto richiesto alla controparte.

Decisivo è stato il verbale degli agenti in servizio sulle piste: «Il (omissis, lo sciatore) riferiva che mentre stava scendendo sul lato destro della pista, il (omissis, lo snowboarder) che sciava poco sotto di lui, proveniente da sinistra gli tagliava improvvisamente la traiettoria urtandolo e facendolo rovinare a terra». Una ricostruzione dell'incidente che poi lo sciatore infortunato modificò - con tanto di querela di falso - sostenendo che il verbale era sbagliato (e portò la deposizione di due amici) poiché a valle c'era lui e non il ragazzo con lo snowboard.

In due processi civili i giudici hanno però dato credito al resoconto fatto dal poliziotto ritenendo che la dichiarazione iniziale, sostanzialmente confessoria da parte dello sciatore, fosse veritiera. Ora lo sciatore in teoria potrebbe riassumere il procedimento civile davanti alla Corte d'appello di Trento, ma difficilmente lo farà. Il verbale, con quel cenno al ragazzino «che sciava poco sotto di lui» , equivale ad una sconfitta pressoché certa in giudizio, mentre le spese legai continuerebbero a lievitare.

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