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Bolbeno: protezionisti uniti

contro l'allungamento

della pista più bassa d'Italia

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Protezionisti trentini uniti nella lotta. Mountain Wilderness, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Pan Eppaa, Lac, insieme al Comitato cittadini di Borgo Lares, in conferenza stampa per lanciare il loro proclama contro l’allungamento della pista più bassa d’Italia (poco meno di 600 metri alla base) e la realizzazione della seggiovia quadriposto.

Una calda mattinata di sole (clima ideale per falciare il pratone della sciovia, con un trattore che infastidisce i contestatori) ha accolto i rappresentanti delle associazioni, giunti a dar man forte a chi nel comune di Borgo Lares è contrario all’intervento, costo di 4 milioni di euro, metà investiti da Trentino Sviluppo, 25% dal Bim del Sarca e il resto dalla comunità locale. Le loro idee le avevano già espresse il 13 febbraio in un incontro pubblico. Poi è arrivato Sua Maestà Covid e tutto si è fermato. Ora si riprende. E a sentire Aron Iemma (WWF) «siamo disposti ad andare fino in fondo, coinvolgendo, se serve, anche la magistratura».

I motivi della contrarietà. Li espone a raffica Lorenzo Zoanetti, di Borgo Lares, il “libero pensatore” (così si definisce) che organizzò l’incontro del 13 febbraio con la popolazione cui l’Amministrazione comunale non si presentò. «Motivi generali: modello di sviluppo senza senso: grandi opere uguale crescita economica, uguale posti di lavoro, uguale più voti alle elezioni. Con questo si giustifica ogni impatto ambientale e ogni deterioramento dell’ambiente». Poi ci sono i motivi contingenti. «Quota inferiore ai 600 metri sul livello del mare; i cambiamenti climatici; l’innalzamento delle temperature invernali con difficolta di innevamento. Ciò comporterà l’aumento dei costi di gestione per la neve artificiale, con aumento dei fabbisogni energetici per l’illuminazione notturna. Infine un aspetto socio-economico: il finanziamento alla struttura sciistica può causare lo storno di fondi destinati ad altri bisogni collettivi». Attacca duro Zoanetti: «La Provincia di Trento pubblicizza e promuove azioni di sostenibilità ambientale e di sviluppo sostenibile facendo riferimento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma le azioni politiche vanno nella direzione opposta. In sostanza, si fa tutt’altro: grandi opere, cementificazione, depauperamento delle risorse forestali, idriche ed ambientali della biodiversità». Una chiamata alla mobilitazione generale delle popolazioni locali, «in assenza della politica». Questo l’appello di Franco Tessadri (Mountain Wilderness), Sergio Merz (Lipu), Aron Iemma (WWF) e degli altri rappresentanti dell’ambientalismo. «Bisogna esporsi, mettendo da parte le amicizie ed i clientelismi. Perché si deve capire che oltre a curare il proprio giardino e la propria casa, si deve curare l’ambiente che abbiamo attorno, un bene comune». All’incontro partecipano anche persone locali.

Giovanna Molinari (di Salvarnò, il movimento di Sella Giudicarie che si è battuto, con successo, contro la realizzazione della centrale idroelettrica sull’Arnò) mette tutta la sua passione. «Sono qui perché sento il dovere di dire no. Abbiamo imparato in tanti a sciare a Bolbeno». Onore e merito a chi ha inventato la sciovia di Bolbeno, «ma ampliare no. La scienza ci dice che la neve mancherà fino ai 1.000 e anche ai 1.300 metri. Allora che facciamo? Viviamo con la neve artificiale?». Il tema è destinato a rubare ancora qualche ora di sonno in zona. Finisce la conferenza stampa, ma fatti pochi passi incontri il ristoratore della Contea, il maestro di sci, il presidente della Pro Loco, che ti affrontano subito con la difesa dei posti di lavoro. Come vedere la medaglia dall’altro lato...

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