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L'emergenza Covid mette a terra

il settore della troticoltura:

consumi praticamente fermi

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Covid-19 e settore turistico: un rapporto pessimo, si sa. Per la proprietà transitiva, altrettanto pessimo è il rapporto fra il virus ed un altro settore economico: l’allevamento ittico.
Grazie alle acque della Sarca, del Chiese e dei relativi affluenti le Giudicarie producono circa il 60% del pesce (trote e salmerini) del Trentino. Se a questo aggiungi il basso Sarca, la produzione sale al 75-80%. Non è un’aggiunta casuale: infatti quella che negli ultimi anni è diventata una delle più grosse aziende, se non la più grossa del Trentino, la troticoltura Armanini di Storo, si è comperata gli allevamenti al Varone e al Linfano.
Crisi nera, a sentire i protagonisti: la grande distribuzione assorbe ancora, ma è in calo. Il banco del fresco? Una volta era un must della grande distribuzione, ma ora è vittima della diffidenza, perché c’è la paura che venga manipolato; e poi c’è il tempo (bisogna fare le cose in fretta perché fuori c’è la fila che aspetta di entrare), sta di fatto che è in calo. Si preferisce il confezionato.

Andrea Armanini parla di uno stop deciso. «Non ho ancora i dati di aprile – spiega – ma posso dire che se fino a marzo, grazie anche ai contratti con Astro (l’Associazione dei produttori trentini, ndr), abbiamo tenuto, poi c’è stato il crollo. Diciamo che siamo sotto del 50-60%».
Addirittura più drastico è Daniele Leonardi di «Trota Oro» di Preore, un’altra delle grosse aziende del settore, il marchio più noto: «Meno 80%», taglia corto. Leonardi ed Armanini, insieme, fanno una cinquantina di addetti: 35 l’azienda di Storo, una quindicina l’altra. «Ne abbiamo messi gran parte in cassa integrazione», osservano all’unisono.
Cambiano le dimensioni, ma il prodotto non cambia. È spaesato Claudio Valenti, che nel piccolo allevamento di Bondo produce il salmerino alpino con le acque che scendono da Gavardina. «Cosa vuoi che ti dica? Si vivacchia. Servo la Famiglia Cooperativa e vendo a quelli che vengono a comperare in azienda. Alberghi e ristoranti, vuoto totale. Abbiamo le vasche piene». Non lo dice, ma capisci che anche le scatole sono piene. «Speriamo che qualcosa cambi, sebbene sappiamo che sarà dura». «Alberghi e ristoranti chiusi», questo è il ritornello ripetuto anche dagli altri. «L’80% del nostro fatturato – confida Daniele Leonardi – è nella ristorazione e negli hotel: quello manca tutto».
«La preoccupazione arriva dal futuro», scandisce Armanini, che prova ad immaginare l’estate, ma prima piange sull’amara Pasqua: «Già, ci è mancato il turismo del Garda, insieme a quello dell’Alto Adige. Il guaio è che mancheranno maggio, giugno e con tutta probabilità pure luglio. D’altronde il settore turistico sarà l’ultimo a riprendere. E pure i ristoranti... La gente ci andrà meno di un tempo».

Che fare? «Noi abbiamo lanciato la consegna a domicilio, che bisogna dirlo, sta andando molto bene. Ma è chiaro che non risolve assolutamente il problema: diciamo che ci tirerà su un 5% del fatturato. E non è detto che duri: infatti consegniamo praticamente da Brescia a Trento. Finora trovavi la gente a casa, ma con la ripartenza delle fabbriche e degli uffici si dovrà capire come fare: infatti non è che possiamo prendere appuntamenti con i clienti per trovarli a casa. L’area è troppo grande. Ci stiamo studiando». Intanto i fratelli Armanini hanno aguzzato la fantasia, mettendo a disposizione della clientela un’ampia gamma di prelibatezze: filetti di trota e di salmerino, hamburger, uova e speck di trota, ravioli di trota e di salmerino, tortelli di lavarello e via gustando.

Leonardi, invece, non consegna a domicilio. «Non lo facciamo – osserva Daniele – perché operando con le Famiglie Cooperative della zona, vuoi che ci mettiamo a fare loro la concorrenza? Non ci sembra una grande idea», si schermisce. Valenti, come detto, vende a chi arriva in azienda. «Da venerdì avremo da servire le semine di pronta pesca. Porteremo il prodotto sui laghetti della zona. Non è tanta roba - conclude sconsolato Claudio Valenti – ma comunque meglio che stare chiusi». «Ecco - rimugina Armanini - fra quello che ci manca c’è anche la consegna per la pesca sportiva. Ridendo e scherzando, partivano per il Bresciano un paio di camioncini alla settimana, che negli ultimi due mesi non sono partiti». Insomma, saranno acque fresche e dolci, ma il virus le ha rese amare.

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