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Per Malga Boch base d’asta
da chalet: 38.500 euro

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«L’appetito vien mangiando», recita il vecchio adagio. In questo caso potremmo parafrasarlo in «viene vedendo gli altri mangiare». Come altro definire l’appalto indetto dalla Comunità delle Regole di Spinale e Manez per la gestione di malga Boch?

Il prezzo a base d’asta previsto nell’ultima gara parlava di 11.350 euro. Quello messo sul tavolo per la gara il cui termine per la presentazione delle offerte è fissato al 20 aprile prossimo è balzato a 38.500 euro, ossia tre volte e fischia più elevato. Come mai un balzo simile? La battuta relativa all’appetito che viene vedendo gli altri mangiare è riferita all’appalto di febbraio bandito dall’Asuc di Mortaso, che ha portato nelle casse dell’uso civico un bel gruzzoletto di 29.000 euro per tre malghe per le quali qualche anno fa si pagavano 6.000 euro. Gli amministratori delle Regole si devono essere detti: «Chi siamo noi per prendere meno?».

Al di là delle battute, ormai ogni volta che si bandisce una gara d’appalto per la gestione delle malghe il tema si trasforma in argomento di discussione fra gli addetti ai lavori, probabilmente anche in virtù delle difficoltà vissute dalla zootecnia, oltre che per le implicazioni dettate dalle normative europee, dalle inchieste della magistratura a proposito degli affitti “beffa”, delle malghe utili principalmente per scucire denaro all’Unione Europea, per la cosiddetta “mafia dei pascoli” e via raccontando. Entrando nel meccanismo, se si deve pagare un prezzo alto per ottenere una malga in affitto, si deve cercare il denaro. In Italia (come più volte denunciato anche dai media nazionali) c’è chi ha messo in piedi un “mercato dei titoli” europei. Ma ci stiamo allontanando dall’appalto di malga Boch.

Torniamo al capitolato, che prevede l’affitto per due anni (2020 e 2021) prorogabile per altri due. La base d’asta, come detto, è di 38.500 euro all’anno per i 212,46 ettari del pascolo, situato fra i 1.950 e i 2.300 metri sul mare a monte di Madonna di Campiglio. Oltre al pascolo c’è la malga: stallone di 610 metri quadrati, sala mungitura, refrigeratore del latte da 1.400 litri, cascina da 150 metri quadri e deposito (ex porcilaia) di 35 metri.

Il carico ottimale previsto è di 150 capi con tolleranza in alto e in basso del 10%. Il 90% dei capi dovrà essere uba (capi bovini) ed il 60% di questi dovrà appartenere alla razza Rendena e/o Grigia alpina e/o Bruna alpina. Equini massimo 10%; niente ovini e caprini.

«Chi può permettersi di pagare una cifra simile?», è la domanda ricorrente. Perché è vero che le Regole sono abituate agli affitti stratosferici dei rifugi, ma una malga è un’altra cosa. La malga negli ultimi sei anni è stata gestita da Maurizio Polla (solo omonimo dell’ex sindaco di Caderzone), che pagava 11.350 euro all’anno e che avrà diritto di prelazione. In sostanza, se vincesse un’altra azienda la Comunità delle Regole di Spinale e Manez chiederà a Polla se è interessato al prezzo del vincitore prima di assegnare l’affitto. In caso di risposta affermativa la malga sarà sua fino al 30 settembre 2021 e forse anche fino al 30 settembre 2023.

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