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Parco Adamello Brenta: scagionati

dalla Corte dei Conti, e Masé

attacca i «delatori anonimi»

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 I vertici del Parco Naturale Adamello Brenta sono stati scagionati dalla Corte dei Conti, dalle accuse di presunto danno erariale.
«Ho sempre avuto fiducia nella magistratura giudicante, consapevole di avere agito con diligenza e nell’esclusivo interesse dell’ente Parco - commenta in una nota il presidente Joseph Masé - Confidavo nell’assoluzione e, ora che la Corte, con solide motivazioni, ha riconosciuto la correttezza dell’operato della giunta, sono molto soddisfatto».
Le sentenze in questione sono tre. La prima assoluzione interessa la consulenza affidata a Six Seconds per attività di formazione del personale, che è stata pronunciata a dicembre 2018 ed è già passata in giudicato. Le altre due sono state pronunciate recentemente, a dicembre 2019, e riguardano, rispettivamente, l’acquisto e la consulenza per la messa a sistema di un software per il controllo di gestione contabile dell’Ente.
«Negli anni della mia presidenza - prosegue Masé - il Parco è stato purtroppo continuamente sotto attacco, con accuse che hanno destato anche molto clamore e che, come molti ricorderanno, qualche politicante in cerca di notorietà ha abbondantemente strumentalizzato».
Per Masé è il momento di togliersi autentici sassi dalle scarpe: «Ho subìto cinque indagini della Corte dei Conti e un procedimento penale per un presunto abuso d’ufficio, grazie a vigliacchi che denunciano falsità e non hanno nemmeno il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Tutte queste procedure, infatti, si sono avviate a seguito di segnalazioni formalmente anonime, perché non firmate o firmate con nomi di fantasia. Anche se, in realtà, di anonimo c’è ben poco, dal momento che, sia io sia i miei assessori, sappiamo molto bene chi c’è dietro a queste menzogne. In almeno un caso, peraltro, la denuncia contiene informazioni riservate ed interne che evidentemente sono trapelate da dentro l’Ente e questo mi rammarica molto».
Ciò che emerge è il quadro di una realtà contaminata da veleni interni, che il presidente fa risalire alla sua nomina: «Si erano creati due schieramenti, uno favorevole ad un rinnovamento dell’Ente e l’altro che voleva una continuità con il passato. Quando è prevalsa la prima linea, qualcuno non lo ha digerito ed ha fatto di tutto per screditare me e chi aveva sostenuto la mia candidatura. Ma i tentativi giudiziari di paralizzare l’Ente e far fallire il progetto di riforma che avevo preannunciato con il mio documento programmatico non hanno avuto fortuna. Anzi, la giunta, nonostante le preoccupazioni per le indagini, è sempre rimasta coesa ed ha continuato a lavorare, tanto e a testa bassa, com’è nel nostro stile. Gli assessori mi hanno sempre manifestato fiducia e di questo li devo ringraziare perché non è affatto scontato».

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