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Elicottero fermo, Hermann

nasce in casa a Valdaone.

Il papà: «Siamo senza ospedale»

E dopo il parto un'odissea in ambulanza fino a Trento

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Tutto è bene quel che finisce bene. Ma attenzione che prima o poi... e per il «poi» (che speriamo non accada mai) lasciamo volentieri spazio alla fantasia di ciascuno.

È stata una notte assai movimentata per Patrick Ghezzi e Martina Nella che hanno dato alla luce (al plurale, perché stavolta anche il papà ha avuto un ruolo fondamentale nel parto) il proprio secondogenito Hermann nel bagno dell’abitazione di Daone, frazione del Comune di Valdaone.

Il piccolo, nato alle 4.20 dall’altra mattina, aveva una gran fretta di venire al mondo e, causa il ritardo della macchina dei soccorsi, nel giro di pochi minuti ha messo alla prova mamma e papà che, per l’occasione, hanno dimostrato una calma invidiabile.

«Non era in programma il parto in casa - esordisce il neo papà Patrick - e mai avrei immaginato di essere messo davanti ad una prova così.» Lui che, da ottima ed esperta guida alpina qual è, vive spesso con pura adrenalina le vette dolomitiche. «Abbiamo chiamato la centrale unica del 112 alle 4.03 quando la mia compagna è entrata in travaglio. Dalla centrale ci è quindi stato detto che in pochi minuti sarebbe giunto a Daone l’elicottero che però, vista la fitta e bassa nebbia, non ha potuto alzarsi in volo. In pochi secondi Martina, con una spinta, ha fatto uscire la testa del piccolo che però aveva il cordone ombelicale attorcigliato al collo. A quel punto presi dall’agitazione e dalla contemporanea gioia del momento ci siamo affidati alle indicazioni del personale collegato telefonicamente».

Mamma Martina quindi, grazie al preziosissimo aiuto del compagno, ha cercato di mantenere la calma partorendo il piccolo alle 4.20. «Solo a quel punto - racconta emozionato il neo papà - ho potuto togliergli il cordone ombelicale dal collo e sentire il primo vagito di Hermann. Avevo un po’ di agitazione, soprattutto nel non sentire alcun pianto del bambino visto che con il primo figlio, che nel frattempo dormiva pacificamente nella sua cameretta, era stato un pianto continuo. A parto ormai completato sono giunti sul posto i volontari dell’Associazione Ambulanza di Storo e il personale medico di Trentino Emergenza in arrivo da Tione».

Il più ormai era stato fatto ma, come ci racconta Patrick, il travaglio è durato anche nel viaggio verso l’ospedale Santa Chiara di Trento. «Siamo stati raggiunti dall’automedica con a bordo l’ostetrica a Roncone. Il viaggio verso Trento è stata una vera e propria Odissea: ci siamo infatti dovuti fermare tre volte causa il malessere dell’ostetrica causato da un comune «mal di macchina» e, dulcis infundo, arrivati a Trento il conducente dell’ambulanza ha pure sbagliato strada. Siamo quindi arrivati al Santa Chiara alle 6.50, quasi tre ore dopo la prima chiamata».
Ora il piccolo Hermann è in ospedale coccolato da mamma Martina ed entrambi stanno bene. A guastare parzialmente il giorno di grande gioia dei neo genitori è ovviamente la macchina dei soccorsi che ancora una volta ha mostrato tutte le sue lacune con l’elicottero a terra causa maltempo che ha inoltre costretto i vigili del fuoco volontari di Daone, svegliati in piena notte, ad accorrere inutilmente in caserma pronti per prestare supporto nell’atterraggio.

«Non vogliamo insegnare niente a nessuno e sollevare ulteriori polemiche su un argomento di cui si è già discusso in passato - afferma Patrick -. Ma è comprensibile che ci sia un po’ di rabbia ed anche un po’ di preoccupazione per tutti coloro che in futuro potranno trovarsi nella nostra stessa situazione. Non tutti possono raggiungere l’ospedale in 5-10 minuti e può succedere che il maltempo costringa l’elisoccorso a non raggiungere le valli periferiche. In questi casi è innegabile che la mancanza di un reparto attivo ed adeguato nell’ospedale di Tione è molto più pesante di quanto si possa pensare. Credo che un presidio a Tione con un ostetrica disponibile 24 ore su 24 debba essere il servizio minimo che la nostra comunità debba pretendere. Per fortuna la nostra avventura è terminata con un lieto fine».

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