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L'affitto dei pascoli

per le sovvenzioni UE:

un sistema vergognoso

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Un altro faro (ormai è l’ennesimo, nel buio quasi totale dell’informazione e degli interventi giudiziari) si accende sul malcostume degli affitti dei pascoli alle aziende agricole che ricavano milioni dai fondi dell’Europa.
E’ un faro apparentemente lontano (in terra d’Abruzzo) e ad accenderlo è Tv7, programma Rai del TG1 a seguito di una ricerca di Lina Calandra, del Dipartimento di scienze umane dell’Università dell’Aquila.
Due i fatti che avvicinano la terra dei tratturi a quella dei sentieri alpini. Primo: la presa in affitto di pascoli da parte di aziende lontane dal territorio, che nella migliore delle ipotesi li sotto utilizzano. Secondo: affitto di pascoli da parte di aziende che mandano in montagna pecore vecchie e malate, le quali non resistono alle condizioni meteorologiche della montagna e muoiono. In questo secondo caso (decisamente crudele) il paragone con i recenti episodi della rendenera val Borzago, dove sono morte decine e decine di pecore stremate e malate, è fin troppo facile.
Tornando ai bovini, ecco cosa racconta fra l’altro il reportage: “Una Cooperativa di Trento con ramificazioni nelle Giudicarie e con sede legale a L’Aquila, cede i diritti di pascolo ad un’azienda di Mantova, che a sua volta trasferisce attraverso un Centro di assistenza agricolo di Campobasso all’ultimo anello della catena: allevatori di Foggia, che caricano 250 bovini sui camion e li portano a Campo Imperatore”. Tutto chiaro?
Già questo susseguirsi di cessioni, sia pure legali, fa girare la testa e crea qualche sospetto. In ogni caso dice una cosa chiara, come sostiene Lina Calandra: “Siamo in presenza della finanziarizzazione della montagna”.
“Abruzzo, terra di conquista di titoli che non c’entrano niente con l’allevamento, con la pastorizia, con le montagne”, denuncia senza mezzi termini uno dei 900 allevatori intervistati dalla Rai. Com’è ormai noto, il gioco dei titoli è semplice e milionario quanto astuto. Un agricoltore o allevatore vanta un proprio valore di riferimento per incassare gli aiuti dell’Unione Europea. I titoli dipendono dal tipo di agricoltura esercitata: il tabacco, per capirci, ha un valore molto elevato, il pascolo ha un valore molto più basso. Protagonisti di questo gioco, che (facciamo attenzione, insistiamo) è legale, sono molti allevatori: d’altronde la posta è assai elevata, come dimostrano i redditi di alcune Partite Iva dell’allevamento nostrano. Ecco, nostrano. La trasmissione Rai non fa nomi, tuttavia parla di una Cooperativa di Trento. A mezza voce saltano fuori nomi noti dell’allevamento trentino, magari implicati in passato in inchieste, ma solo a mezza voce.
Il sistema denunciato in Abruzzo è molto complesso e vasto. ”Si va da nord a sud. E’ difficilissimo che la gente parli. A questo punto dovrebbe essere la Magistratura ad indagare”, commenta Calandra. Inquietante il quadro offerto dalla Rai, che parla senza prendere circonvallazioni di “giri mafiosi”. E’ inquietante il commento finale di Lina Calandra, la quale sostiene di essere stata “sconsigliata” di andare avanti con le ricerche. E parla pure di stalle bruciate ed animali decapitati. Sconsigliata, perché “la mafia è un sistema organizzatissimo, raffinato, che prende vari livelli, quasi completamente nella legalità. Queste sono persone gentili, che ti offrono supporto burocratico”. Parla di scatole cinesi, di spostamenti di sedi legali. “Intanto - conclude amaramente - qui sta morendo tutto. La montagna si desertifica, anche se nella legalità”.

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