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Borzago, 180 pecore morte

 i padroni:«Mai abbandonate,

è stata sfortuna»

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Sarà l’autopsia condotta dai tecnici dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie a chiarire cosa abbia causato la morte di 180 pecore nei pascoli di Borzago, sopra Spiazzo Rendena.
Si tratta di quasi un terzo dei 600 ovini che, secondo i documenti, sarebbero arrivati il 6 luglio in Trentino dal Modenese.
Il meccanismo applicato in questo caso sarebbe quello del «prestito» di un gregge per il pascolo così da mantenere i contributi assegnati dalla politica agricola comunitaria europea e dal Piano di sviluppo rurale provinciale.
La spiegazione per questa moria, però, viene da uno dei due titolari dell’azienda agricola proprietaria delle pecore. Nicola Daina, che con il fratello tramite la società Masera Srl è titolare del pascolo, racconta di una seria di sfortunate circostanze. «Ci tengo a dire che le pecore non erano né abbandonate né lasciate vagare. Sul posto abbiamo due pastori pagati da noi, presenti tutto il tempo. Quando poi le pecore hanno iniziato a dare problemi, io sono intervenuto sul posto con il veterinario di zona della Asl, e con altri due veterinari esperti pagati da noi». Cosa è accaduto quindi? «Prima di tutto abbiamo avuto la sfortuna che, nel trasferimento da Modena a Borzago, si è rotto il camion e le bestie hanno dovuto sostare sei ore sotto il sole. Questo probabilmente le ha debilitate. Poi una volta in montagna hanno trovato una situazione climatica inusuale: di giorno faceva 30 gradi, di notte 2. Molte si sono ammalate in quel momento. Se poi aggiungiamo un attacco di simulidi, insetti parassiti pericolosissimi che propagano infezioni, il quadro è fatto. Circa 50 pecore sono morte solo per i simulidi, tutto denunciato e documentato. Non ci sono misteri».
Per Daina «la dinamica è chiara. In quanto al fatto che portiamo l pecore per prendere i contributi Ue, è assolutamente normale. Abbiamo ottenuto dall’Unione europea il finanziamento Pac, e questo va ancorato ad un terreno preciso, che va indicato. Prendiamo i soldi per il mantenimento del pascolo, e le pecore sono lo strumento. È chiaro che portiamo le pecore, perché questo è nel contratto di finanziamento che abbiamo vinto. Il nostro è un servizio al mantenimento del territorio, che svolgiamo con perizia, impegno e fatica. Poi c’è l’imponderabile, fa parte del nostro mestiere».

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