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Alpeggi utilizzati solo sulla carta

per incassare contributi Ue

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Le chiamano «Malghe di carta». E la Magistratura indaga. Non quella trentina, ma le Procure di Bergamo e di Cremona. Ma le indagini si allargano e coinvolgono anche pascoli trentini.
Malghe di carta, perché sono sulla carta. O meglio, le malghe esistono, ma le aziende, e talvolta gli animali, sono solo sulla carta. Però i contributi europei sono veri.

Qualche settimana fa i magistrati di Bergamo avevano sequestrato beni per mezzo milione di euro. Ora i loro colleghi di Cremona hanno fatto di meglio (o di peggio, vista da un altro punto): hanno sequestrato beni per 1 milione e 800.000 euro. Alla faccia della povertà dei contadini!

Il reato contestato è truffa aggravata ai danni dello Stato. Sostanzialmente, si contesta a due imprenditori la legittimità dei contributi ricevuti fra il 2013 ed il 2017.

Il meccanismo è collaudato: un allevatore prende in affitto la malga e dichiara di utilizzarla con un numero di capi; poi non la utilizza, ma sulla base della dichiarazione prende i contributi europei. 

Nello specifico, a denunciare le truffe sono stati allevatori onesti, che non sopportavano più di vedere loro colleghi molto più grandi impossessarsi di malghe senza utilizzarle. 
Come abbiamo scritto qualche settimana fa, a complicare le cose è il quadro normativo, che favorisce la speculazione. Capita spesso, come denunciano in Lombardia, «che pure gli amministratori pubblici siano complici (o quanto meno distratti, ndr), affittando le malghe senza controllare la legittimità delle aziende».

L'inchiesta bergamasca riguarda le malghe di Paspardo, mentre i pascoli interessati dall'inchiesta cremonese sorgono sul territorio di Cimbergo, in Valcamonica, ma si allungano in val Daone, e per la precisione a Gelo e Gelino, luoghi di rara suggestione paesaggistica, ma anche (evidentemente) capaci di suscitare appetiti poco lusinghieri, almeno ad avviso della Magistratura. 

Fra gli indagati c'è Nicola Daina, un cognome che è presente nelle malghe giudicariesi già una quindicina di anni fa, quando un Daina prese in affitto malghe in val Borzago.
Contributi europei, si diceva. In Trentino passano attraverso l'Apag, l'Agenzia pagamenti all'agricoltura. Quindi la Provincia ha la possibilità di controllare senza grandi difficoltà la legittimità dei comportamenti. Anche se, come denuncia qualche allevatore, c'è chi mette in atto quelle che potremmo chiamare forme di depistaggio.

Per capirci, l'ente pubblico paga ai codici fiscali. Se in famiglia abbiamo più codici fiscali (io, il fratello e la moglie) e costituiamo due o tre aziende, non è semplice risalire al titolare del codice fiscale. 
In tal modo alle stesse persone arrivano più contributi. E qui si apre il buco nero della normativa.

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