Ziano

Malga Sadole, Fabio Vinante perde l’agritur: “Un colpo duro, vado avanti malvolentieri. Compromessa la mia attività”

Il Comune ha deciso di fare un bando per riaffidare la struttura, rendendo la ristorazione indipendente dall'attività zootecnica. “A mio avviso – spiega il diretto interessato – un bando che non era necessario, vista la mia disponibilità a continuare. Non è questo il modo di armonizzare la attività agricola con quella turistica”

di Mario Felicetti

ZIANO DI FIEMME. Una vicenda che fa discutere e che potrebbe provocare effetti negativi anche per il mondo turistico. È quella che vede protagonista Fabio Vinante, punto di riferimento storico di una azienda zootecnica pienamente operativa a Panchià e che ormai da oltre 30 anni porta in estate le sue mucche (oggi oltre 200) a malga Sadole, sopra Ziano, ai piedi del Lagorai e del monte Cauriol.

Un personaggio molto noto nelle valli di Fiemme e Fassa e nell'intero Trentino, oltre che protagonista di una serie di iniziative che lo hanno fatto apprezzare da moltissimi turisti, avviate e portate avanti in uno splendido ambiente montano, facendo rivivere ai visitatori le emozioni di un ambiente rustico curato ed accogliente.

Fabio, 66 anni, ha iniziato a lavorare fin da giovanissimo a Panchià presso l'azienda di famiglia, che poi ha preso in mano e fatto crescere in maniera esponenziale, fino a farla diventare una delle più affermate del Trentino, oggi portata avanti da due figli, un maschio e una femmina.

Appunto trent'anni fa, la società Malghe e Pascoli di Ziano lo aveva invitato a gestire Malga Sadole, poi, nel 2003, il Comune ha realizzato una idonea struttura agrituristica che ha completato l'offerta, chiedendo a Vinante di provvedere alla sua gestione. «Da allora» racconta «sono state organizzate tante attività di contorno, per raccontare ai visitatori la vita di montagna, il lavoro in malga, le caratteristiche, i profumi e le particolarità dei nostri prodotti. Così è nato il primo "Latte in festa", diventato famoso un po' ovunque, per andare poi avanti con le albe, i tramonti, gli incontri con i pastori, le passeggiate e le cene in compagnia. Sempre in collaborazione con l'Apt di Fiemme e con gli alberghi della zona. Poi, ad un certo momento, tutto sembra crollare».

Che cosa è successo?

«Il contratto con il Comune è scaduto e l'anno scorso l'Amministrazione ha deciso di sospendere l'attività del ristorante per ammodernare la cucina. Poi, quest'anno, ha deciso di fare un bando per riaffidare la struttura, rendendo la ristorazione indipendente dall'attività zootecnica. Al bando ho partecipato assieme ad un cuoco originario del Bangladesch, anche se da anni impegnato presso diversi ristoranti della zona, ed è stato lui a presentare, anche se per pochi punti, l'offerta migliore. Un duro colpo per me, che ho visto compromettere la mia attività e sminuire la tipicità ed il valore della zona. A mio avviso un bando che non era necessario, vista la mia disponibilità a continuare».

Ma perché secondo lei è stato fatto?

«Sono convinto che tutto è nato da un clima di tensione che si era creato con il Comune, dopo che aveva deciso di smontare due tende che avevo realizzato per consentire ai visitatori di avere, in forma gratuita, un rifugio dopo le loro escursioni nella zona montana, in particolare per i partecipanti alla ben nota Translagorai. Inoltre ero stato costretto ad eliminare anche una piccola camera all'aperto, con la copertura in vetro, per consentire alla gente di osservare le stelle. Tutte iniziative molto gradite e partecipate, ma che ora non ci saranno più».

E adesso?

"Continuerò con la mucche al pascolo perché devo farlo, ma non è questo il modo di armonizzare la attività agricola con quella turistica, programmando anche qualche iniziativa di contorno. Vado avanti malvolentieri».

comments powered by Disqus