«Un dolore grande da portare assieme»: l’ultimo commosso saluto a Werner Degiampietro
Il 47enne ha perso la vita sul Cermis. Fortissima l'immagine della moglie Ines, assieme ai figli, abbracciati sul ciglio della tomba in cimitero a dire addio a Werner. Il parroco: “Werner non era un incosciente, né uno sprovveduto. Era un uomo che viveva senza lasciare che la paura gli rubasse la bellezza della libertà e della vita. La fede non ci dà risposte come fa una frase dentro un cioccolatino. Ci dice qualcosa di più essenziale: che Dio non si è allontanato da questo nostro dolore”
LA TRAGEDIA Valanga sul Cermis, un morto
ZIANO. Werner Degiampietro era apprezzato da tante persone: la conferma si ha avuta ieri pomeriggio, 11 aprile, quando in centinaia si sono raccolti in chiesa per prendere parte al funerale dell'uomo di 47 anni (li avrebbe compiuti il 17 aprile) che mercoledì mattina ha perso la vita sul Cermis. Montagna che conosceva come le proprie tasche, visto che qui operava d'inverno con la squadra del soccorso piste del Centro di addestramento alpino della polizia di Moena. Montagna che era la sua grande passione ma da cui è stato tradito: una valanga lo ha travolto sul versante nord del Castel di Bombasel.
Dentro e fuori la chiesa c'erano i colleghi del Soccorso alpino, la polizia e le Fiamme Oro. Spiccavano le divise dell'Asd Cauriol di Ziano e del Calcio Fiemme: tanti giovani calciatori di quest'ultima, assieme agli allenatori, hanno voluto stare vicini ai compagni di squadra Thomas e Nicholas, che hanno perso il loro papà. Un dolore composto, quello dei familiari, a cui la grande comunità fiemmese si è stretta attorno. Fortissima l'immagine della moglie Ines, assieme ai figli, abbracciati sul ciglio della tomba in cimitero a dire addio a Werner.
Magistrale l'omelia del parroco don Devis Bamhakl. Ha esordito dicendosi senza parole. Salvo poi dare una grande lezione di vita, insegnamenti che ieri in tanti si sono portati a casa.«Siamo qui per essere vicini alla famiglia, per pregare per Werner, dirgli che lo abbiamo stimato e apprezzato e lo portiamo sempre con noi. Questo è un dolore troppo grande per portarlo da soli. Per questo siamo qui tutti insieme».
Don Devis ha ricordato come per Degiampietro la montagna fosse una seconda casa. «Ogni mattina, con buio e freddo, era già lì in servizio, con la sua competenza di operatore del servizio piste. Cercava chi era in difficoltà, salvava chi era in pericolo, li proteggeva. Era il posto dove si sentiva più vivo. Conosceva il pericolo, faceva parte del suo lavoro. Le cose che amiamo davvero non le abbandoniamo mai per paura. Werner non era un incosciente, né uno sprovveduto. Era un uomo che viveva senza lasciare che la paura gli rubasse la bellezza della libertà e della vita. La fede non ci dà risposte come fa una frase dentro un cioccolatino. Ci dice qualcosa di più essenziale: che Dio non si è allontanato da questo nostro dolore. Ciao Werner, hai trascorso la vita ad aprire strade nella neve fresca perché gli altri potessero seguirti. Ti ricordo sorridente e con gli sci ai piedi, che guardi sereno la tua famiglia. E da buon poliziotto continuerai a vegliare su di loro e a proteggerli».
Gli istruttori dell'ufficio attività alpinistiche hanno saputo strappare sorrisi ai presenti. «Ricorderemo la sua testardaggine, il modo di parlare a volte incomprensibile, le imprecazioni sulla difficoltà di alcuni passaggi. Associava continuamente i colleghi ai personaggi della Disney e creava playlist musicali da ascoltare nei vari viaggi in trasferta. La montagna insegna il valore della cordata: oggi la nostra è più fragile, ma l'esempio di Werner resta con noi».