Milano Cortina, Giuliano Vaia a 86 anni in pista anche per i Giochi: “Orgoglioso di esserci”
È il più anziano, anche se non lo dimostra, del gruppo del Comitato Nordic Ski Val di Fiemme: un lungo impegno, iniziato con i Vigili del fuoco di Tesero. “Se sei disponibile e vuoi fare qualcosa per gli altri, è tutto facile. Io posso dire che lo faccio volentieri e sono contento, soprattutto quando si vedono i risultati”
TESERO. «Volontario volentieri» era lo slogan coniato da Bruno Felicetti in vista dei Campionati Mondiali 2013. In Val di Fiemme la risposta del volontariato è sempre stata forte e massiccia. Ne è valido testimone Giuliano Vaia, 86 anni, teserano doc, il più anziano, ma solo di data, fra i volontari del comitato Nordic Ski Val di Fiemme, abile e arruolato anche per le Olimpiadi. La sua storia è quella di tanti, in quel mondo legato a doppio filo agli eventi di sci nordico della Val di Fiemme.Lo incontriamo allo stadio di Lago di Tesero, sorridente e decisamente in gamba, difficile attribuirgli la sua età.
«Come volontario sono partito con i Vigili del Fuoco, come comandante di Tesero. Poi nel 1990 mi hanno chiesto se ero disponibile a fare il caposervizio della sicurezza allo stadio. Ero e sono un amante dello sport, è stato facile dire di sì. In quegli anni ero già coinvolto con la Marcialonga, ma soprattutto con le società sportive. Fra il resto, ho 40 anni di attività con la Cornacci di Tesero e sono stato presidente per 15 anni. Insomma sono sempre stato coinvolto, sin da giovane. Prima ho fatto attività sportiva, poi mi sono impegnato come dirigente, dopo ancora come allenatore di calcio, perché io vengo più dal calcio che dall'invernale. Dopo i Mondiali del '91 mi sono sempre occupato della sicurezza nelle tante Coppe del mondo e nei Mondiali, ero responsabile della sicurezza stadio e piste».
Gli aneddoti in tanti anni di militanza sono numerosi. Uno salta alla mente di Giuliano Vaia: «Ricordo che a quei tempi non conoscevo personalmente il generale Carlo Valentino e l'ho fermato ad un controllo perché era senza pass». Valentino è stato una figura di spicco delle Fiamme Gialle, comandante della Scuola alpina di Predazzo, ma di rilievo anche negli sport invernali azzurri essendo stato presidente della Fisi dal 1988 al 2000. Erano gli anni di Tomba, Compagnoni, Di Centa, Belmondo, della staffetta d'oro nello sci di fondo a Lillehammer composta da De Zolt, Albarello, Vanzetta e Fauner, e di tanti altri importanti successi che avevano portato l'Italia nell'olimpo dello sport bianco mondiale.
Continua nel suo racconto Giuliano Vaia: «Il generale mi ha detto, non mi conosci? Io gli ho risposto che per me era una persona comune. Alla fine ero dispiaciuto, però è stato talmente comprensivo e mi ha detto che avevo solo fatto il mio dovere. Sono stato soddisfatto. Però succedono anche fatti incresciosi. Forse l'azione più brutta che ho visto è stato quando uno dei volontari è intervenuto sull'allenatore americano nella 30 km del 2013. Quest'ultimo reagì molto bruscamente, prendendolo anche per la giacca e buttandolo a terra. Una brutta situazione davvero, con un seguito di commenti e di polemiche. Quella volta mi è rimasto un po' l'amaro in bocca».
Fare il volontario perché?
«Penso che tutto deriva dall'animo di una persona. Se sei disponibile e vuoi fare qualcosa per gli altri, è tutto facile. Io posso dire che lo faccio volentieri e sono contento, e soprattutto soddisfatto di fare quello che faccio».
A 86 anni è volontario nello sci ai Campionati Italiani, Coppe del Mondo, Mondiali e adesso le Olimpiadi. Come ci si sente?
«Orgoglioso di essere fiammazzo, perché non avrei nemmeno immaginato di essere alle Olimpiadi, come dire oggi di andare sulla Luna, però sono altrettanto orgoglioso e contento perché se abbiamo queste manifestazioni vuol dire che abbiamo lavorato bene prima. Forse una goccia in questo mare l'ho portata anch'io».
E adesso anche sua figlia è coinvolta in questa «avventura», cosa ne pensa?
«Direi che, non so se pecco di presunzione, sono orgoglioso di Silvia, perché anche lei ha un buon animo altruista, volonterosa di dare e di fare, quindi credo sia una cosa molto positiva e di questo vado fiero. Finite queste Olimpiadi non ho progetti specifici, se avrò la fortuna di avere un po' di salute senza dubbio rimarrò su questo binario fin che posso».
Vaia affronta anche il problema che non c'è un grande ricambio nel volontariato: «Ci vuole un animo generoso, disponibile e bisogna essere anche orgogliosi della propria valle, perché solo così si fa e si crea e stiamo bene tutti. Ai giovani io darei un messaggio: ci vogliono disponibilità, generosità e fare qualcosa che è soprattutto a vantaggio nostro».
Dunque uomo avvisato mezzo salvato. Se qualcuno pensa di arrivare a Lago di Tesero senza pass, si potrebbe trovare davanti Giuliano Vaia. Il suo sorriso non deve ingannare: no pass, no accesso!