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A sette anni dall'incendio

Cavalese sempre senza teatro

e in Comune non si muove nulla

 

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Che fine ha fatto la ricostruzione del teatro comunale di Cavalese? Se lo stanno chiedendo in molti, a sette anni di distanza dall’incendio che ne distrusse gran parte proprio nell’ultima notte dei Mondiali di Prove Nordiche del 2013. 

Si era parlato subito della volontà di provvedere in tempi stretti al recupero di uno dei monumenti storici di maggiore prestigio del paese e dell’intera valle di Fiemme (la sua costruzione risaliva al 1927), ma gli anni sono passati, si sono fatte molte discussioni ed anche qualche polemica, oltre a due consultazioni popolari per tastare il polso della gente sulle scelte architettoniche da fare, anche se poi, nei fatti, tutto sembra essere immerso in una preoccupante nube di incertezza, dovuta in gran parte ai ritardi nelle decisioni tecniche e politiche ed alle solite lungaggini della burocrazia.
E sì che, già nel 2014, qualcosa si era mosso, grazie allo studio dell’architetto Sergio Facchin (poi scomparso, all’età di 74 anni, nel giugno di due anni fa in seguito ad uno di quei mali che non lasciano scampo) il quale, su incarico del Comune, aveva fatto una approfondita verifica dei danni prodotti dal sinistro, sia per ragioni di carattere assicurativo (alla fine l’assicurazione ha stabilito un risarcimento pari a 2.839.600 euro) che per poter impostare un nuovo bando di gara. Poi si era pensato alle modalità da adottare per la nuova struttura, sentendo il parere della gente attraverso un sondaggio. Pochi per la verità avevano aderito e comunque la stragrande maggioranza di loro si era espressa per il mantenimento delle caratteristiche storiche dell’edificio.
Anche sulla scorta di questo risultato, lo Studio Facchin, nel 2014, aveva predisposto, in modo del tutto autonomo e spontaneo, una proposta progettuale che riflettesse, in senso generale, la volontà dei cittadini, pur prevedendo servizi e locali adeguati alle necessità di oggi, oltre a proporre anche la revisione della parete verso il Palacongressi, attraverso quella che era stata definita «una ricucitura urbanistica con altri edifici pubblici», mediante la creazione di un vero e proprio centro di aggregazione sociale all’aperto, con uno spazio tra le due costruzioni da utilizzare per eventuali manifestazioni.

«Abbiamo proposto questa soluzione al consiglio in una seduta informale - ricorda ora l’architetto Michele Facchin, figlio di Sergio - illustrando nei dettagli il preliminare. Ma da quel momento, e sono passati sei anni, non abbiamo più saputo nulla, se non, per vie traverse, le indicazioni progettuali di Patrimonio Trentino, al quale l’amministrazione si era rivolta. Una proposta, mi si consenta di dirlo, traumatica, di fronte alla quale anche mio padre ha molto sofferto, come conferma una lettera da lui scritta prima di morire» (articolo a fianco).
Va ricordato che, nel 2017, è stato indetto un secondo referendum tra i cittadini, ma anche in questo caso la partecipazione è stata insufficiente a garantire il quorum necessario e tutto è finito nel nulla. Ma se ne continua a parlare dopo che, in dicembre, anche il critico d’arte e presidente del Mart Vittorio Sgarbi, in visita a Cavalese per l’inaugurazione di una mostra allestita nel palazzo della Magnifica, ha ribadito la convinzione che l’edificio debba mantenere le caratteristiche legate alla storia ed alla tradizione locale.

E il Comune cosa dice? «Il discorso è praticamente fermo» risponde sconsolato il sindaco Silvano Welponer. «Dopo la sua elezione, nell’ottobre del 2018, la nuova giunta provinciale si è espressa per una riduzione delle dimensioni e dei costi, per cui la società Patrimonio Trentino (con la quale era stato sottoscritto un accordo alla fine del 2016, ndr) ha dovuto predisporre un altro progetto di massima, sul quale la Lega ha ancora espresso delle perplessità relative alla facciata sud, che doveva richiamare meglio l’identità fiemmese. Un’ultima ipotesi progettuale che la società trentina non ha ancora presentato, nonostante le nostre continue sollecitazioni. Non so cos’altro dire se non che sono davvero sconcertato».
L’argomento è inevitabilmente destinato ad infiammare anche la campagna elettorale in vista delle elezioni del 3 maggio, alle quali il sindaco ha confermato di non ricandidarsi. Intanto, Michele Facchini ha reso nota la lettera scritta dal padre per confermare le proprie convinzioni sul futuro del polo teatrale.

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